34 Condivisioni

Giunsi a Skopje, capitale Macedone verso i primi di agosto, faceva un caldo terrificante e la fatica di un viaggio su e giù per Grecia, Turchia, Est Europa, Germania e Balcani, prevalentemente in autostop, si faceva sentire lo devo pur ammettere

Avevo vagabondato a lungo per Romania e Serbia alla ricerca di campi e villaggi rom per fare eccentrici incontri e scatti per reportage che avevo in testa – magari poi qualcosa vi mostrero’ –, e ora che mi trovavo in Macedonia venivo a sapere che il più grande villaggio zingaro era situato proprio ai margini della città in cui ero  da poco arrivato

Conobbi un po’ Skopje, restai qualche giorno, presi alcune dritte su come giungere a Shutka e salii poi su un taxi e gli dissi bene amico portami a questo villaggio gipsy. Per quattro spiccioli quello mi accompagno’ dunque a Šuto Orizari, in arte Shutka, il quartiere di Skopje che ospita circa 50mila gitani provenienti da tutto il mondo. Quando negli anni Sessanta la terra tremo’ in Macedonia, gli zingari del quartiere di Topana dovettero trasferirsi qui, e venne dato vita un progetto di inserimento sociale della comunità gipsy nel normale ordine democratico, giacché gli zingari che iniziarono a confluire da ogni dove si contavano nelle decine di migliaia. Qui a Shutka i rom hanno due canali televisivi, stazione radio, commissariato di polizia, politici rom in parlamento, e la lingua ufficiale del villaggio é il Romani, che é molto probabilmente retaggio di un antico dialetto hindi, patrimonio culturale gitano. C’é anche un gruppo hip-hop, il Shutka Roma Rap, e diverse associazioni che si occupano dell’integrazione gitana nel mondo contemporaneo: una materia delicata per chi non é disposto a trattare su determinati aspetti della propria cultura, per servirne un’altra.

Ho soggiornato a Shutka una decina di giorni, appena sceso dal taxi mi sono recato in esplorazione per il villaggio e chiacchierando con un signore di nome Sebastian ho rimediato l’alloggio per quei giorni che volevo restare: mi ospitava lui, in cambio di qualche miliardo di denari, che é la moneta locale in slang gipsy. Avevo a mia disposizione una stanzetta spartana con finestra sul dirupo umano più colorato e caotico che abbia mai visto. La parte del villaggio dove stava lo zio Sebastian era infatti a ridosso delle case di legno e delle baracche. A Shutka convivono pacificamente migliaia di persone degli strati sociali più diversi, e pure delle religioni più disparate, con prevalenza di musulmani e cristiani evangelisti. La parte alta é la più benestante, ci sono grosse case con cancello e muretti, belle macchine, negozi accessoriati, strade asfaltate ma scendendo invece la situazione si ingarbuglia in decine di stradine sterrate strette dalle quali sporgono catapecchie che paiono essere sopravvissute a immani catastrofi con punte di devastazione urbana davvero mirabili

Dappertutto c’erano bambini, avevo bambini sempre attorno sin da quando son sceso dal taxi. Che volevano, niente stare un po’ con l’alieno, io, non capita spesso che qualche d’uno atterri da quelle parti e decida di restare qualche tempo. Ma tutti a Shutka erano curiosi di chi fossi, e io tranquilli gli dicevo, se voi siete zingari di sangue io lo sono perlomeno di spirito, possiamo dunque vivere in pace, vengo per capire come vivete qui. In più ci buttavo in mezzo due parole in romani e altre due in slavo e quelli vieni amala a bere qualcosa, e mi invitavano da una porta all’altra, e facevo surreali incontri di casa in casa, cosi che ne ho conosciuti molti di zingari di Shutka, e li frequentavo in quei torridi giorni di ferragosto, tra una birra al Gipsy Café e una passeggiata ai bazar, oppure in fondo valle, a portare i cani che c’era un po’ di verde

Sono stato invitato a fare da fotografo in diversi matrimoni, giacché in quel periodo molti gitani si sposano visto che durante l’estate si ha l’exploit di presenze, dunque di baldoria, nel villaggio zingaro più grande del mondo, ed é l’occasione giusta per agghindarsi e mettersi in mostra, per la festa, tra musiche euforiche ed incessanti, tutto orchestrato secondo le leggi e le tradizioni gitane  che impongono quasi, uno stile di vita variopinto ed eccentrico, ma pure ligio ai fondamenti di questa controversa e quasi inafferrabile etnia. Mi volevano bene gli zingari di Shutka, mi si ruppe la macchinetta per barba e capelli, le lamette non le sopporto e non c’era modo di comprarne una nuova, uno dei barbieri del posto mi disse che potevo fare da me quando ne avevo bisogno, entravo mi radevo gli lasciavo qualcosa e me ne andavo, era bello capirsi al volo per una volta con gli altri uomini. Fu poi un buon chavo che mi invitava ogni giorno a merenda, l’amico Remo, a raccontarmi alcune vicissitudini che viveva il popolo nomade per antonomasia, ora che il governo macedone imponeva nelle scuole l’insegnamento di un dialetto Romani scolastico e standardizzato che gigliottinava in questo modo secoli di trasmissioni orali frammentarie e parziali che rendevano cosi errante, misteriosa e dannata la saga gipsy. Noi ci siamo sempre capiti fra noi in giro per il mondo perché siamo furbi, siamo zingari, ora la scuola ci vuole normalizzare, ci vuole rendere stupidi  come tutti gli altri – mi diceva Remo. Ma amico mio voi siete cosi tanti in giro per il mondo, e che io sappia solo qui a Shutka c’é una scuola che si occupa della vostra lingua, gli risposi. Hai ragione sono proprio degli sciocchi, mi preoccupo per niente

Sai, se vai con gli zingari il minimo che ti chiedano in giro o che pensino le persone é che sei andato a rubare o a fare chissà quale oscuro incantesimo, io invece, a Shutka, cosi come nelle tziganie romene, ho bivaccato allegramente, mangiando ridendo e scherzando con ottima gente, che ha condiviso senza problemi quel che aveva con me, che mi ha accettato con serena benevolenza, e che mi ha lasciato nel cuore quella vispa luce negli occhi che non si compra, non si vende e non si mendica, ma che si trasmette di cuore in cuore, di generazione in generazione, come testimonianza di spirito. Quella o ce l’hai oppure no, e io ce l’ho un po’ di mio e un po’ perché me l’han testimoniata i miei amici zingari. Per esempio quella mattina, in cui già stavo ospite da altri ragazzi, mi ero trasferito per conoscere più sfumature del villaggio e della popolazione locale, e uno di  questi mi sveglia e mi dice che c’era da lavorare. Dopo i bagordi della sera prima supposi stesse scherzando all’interno di un incubo che stava diventando sin troppo reale, manifestandosi bifolco  fra le luci già torride dell’alba, ma poi mi guardo’ con quella cispa dannata che hanno loro negli occhi e mi disse senti amala – senti amico, quanti dei tuoi amici hanno lavorato a Shutka con gli zingari a ferragosto?, tentai di rispondere nessuno ma quello già mi aveva porto una tazza di caffé, aggiungendo arripijate frate’ – molti di loro parlano molto bene l’italiano e altre lingue europee –, sarà abbastanza dura oggi, con tanto di cinematografica pacca sulla spalla. Fu la giornata più straziante della mia vita, ho spalato letteralmente un milione di palate di fango e sabbia e fatto su e giù incessantemente per le scale con pesanti sacchi di cemento e mattoni dalla mattina sino al tramonto. I miei gipsy hosts stavano infatti costruendo una casa, quella in cui già dormivo, e io mi trovavo li a dargli una mano, senza riparo da un sole cocente, giurai nella fatica, che perlomeno avrei raccontato questa impresa. Venni anche infatti debitamente pagato, e mi potei ubriacare di alcol, poesie gitane e di vita come nessun Baudelaire avrebbe mai saputo fare

Trascorsi dunque giocondi e festanti giorni in quel di Shutka, facendo esperienze di valore inestimabile che continuo a rivivere e amare di nuovo nelle melodie zingare e balcaniche che m’ascolto di tanto in tanto, é molto importante tessere scene e musica durante i viaggi, mi fanno molta compagnia poi queste cose come certe immagini che ho scolpito nell’anima, quella mia vagabonda che danza pel mondo come i bambini di Šuto Orizari

Claude Novatore

CERCA IL VOLO PIU’ ECONOMICO PER IL SKOPJE

 



34 Condivisioni