Prova 1

A powerful yet user friendly plugin that automatically creates a context specific index or table of contents (TOC) for long pages (and custom post types). More than just a table of contents plugin, this plugin can also output a sitemap listing pages and/or categories across your entire site.

Prova 2

Built from the ground up and with Wikipedia in mind, the table of contents by default appears before the first heading on a page. This allows the author to insert lead-in content that may summarise or introduce the rest of the page. It also uses a unique numbering scheme that doesn’t get lost through CSS differences across themes.

Prova 3

This plugin is a great companion for content rich sites such as content management system oriented configurations. That said, bloggers also have the same benefits when writing long structured articles. Discover how Google uses this index to provide ‘Jump To’ links to your content.

prova 4

Includes an administration options panel where you can customise settings like display position, define the minimum number of headings before an index is displayed, other appearance, and more. For power users, expand the advanced options to further tweak its behaviour – eg: exclude undesired heading levels like h5 and h6 from being included; disable the output of the included CSS file; adjust the top offset and more. Using shortcodes, you can override default behaviour such as special exclusions on a specific page or even to hide the table of contents altogether.

prova 5

Prefer to include the index in the sidebar? Go to Appearance > Widgets and drag the TOC+ to your desired sidebar and position.

Custom post types are supported, however, auto insertion works only when the_content() has been used by the custom post type. Each post type will appear in the options panel, so enable the ones you want.

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In tutto il continente subindiano credi antichi e riti ancestrali si uniscono alla religione, senza mai fondersi completamente originando cerimonie sacre  e riti pieni di significato. I villaggi del distretto di Ganjam, non lontano da Gopalpur a circa 170 km da Bhubaneswar in Orissa, si animano in occasione di una rappresentazione rituale che si svolge annualmente in primavera nel mese di Chaitra per circa 3 settimane (corrispondente ad una sorta di capodanno per gli indù dell’Odisha), dove gruppi di persone ballano scalzi per le strade imperterriti dal caldo torrido per placare la dea Kali. Il ritmo dei tamburi, dei piattelli e delle conchiglie riverberano nell’aria quando la danza tradizionale ha raggiunto un crescendo di fervore religioso e culminante nel “Maha Bishub Sankranti”.  I fedeli partecipanti sono solitamente chiamati Danduas o Bhokats e il loro capo riconosciuto è noto come Pata Dandua (Pata Bhokta), che si sposta da un villaggio all’altro per eseguire lo Yatra, conducendo una vita ascetica per 21 giorni, evitando ogni contatto con la donna o qualsiasi cosa al mondo e assumendo cibo molto leggero, probabilmente per rendere il suo corpo adatto a esercizi severi. Il rituale è dedicato al Dio Shiva e alla Dea Kali (che con il nome Shakti governa l’energia materiale perennemente in mutamento), che sono rappresentati da un Danda (bastone) e da un palo decorato con diversi vestiti colorati. Durante questa antica festa dell’autopunizione (Il cui Clou è la partecipazione al Danda Yatra, noto anche come Festival dei Fachiri o Pana Sankranti ) i devoti  per ben 21 giorni praticano il digiuno totale dal cibo, concedendosi solamente verso sera un bicchiere di succo di frutta. Si spostano fra i villaggi accompagnando i loro ancestrali riti e performances con musiche e canti.  Il gettarsi e rotolarsi sulla sabbia rovente nelle ore più calde del giorno è una penitenza che devono compiere tutti i fedeli Bhoktas in cambio di offerte di piccole somme di denaro elargite dagli abitanti del villaggio. I penitenti  si mischiano infatti con loro, presi da una frenesia sempre più compulsiva, dove i rituali del Danda Yatra non si fermano.  Fino al calar delle tenebre essi si succedono senza sosta, fino a quando il fuoco accende ancora di più gli animi dei partecipanti e i riti punitivi si mescolano a canti e rappresentazioni  di teatro mitologico.  Il momento culmine della festa avviene il 21° giorno del Danda Yatra, l’ultimo, quando riti e iniziazioni giungono al termine e i devoti Boktas attraversano una buca profonda 21 piedi riempita di carbone ardente, con la forte convinzione nel Dio Shiva che nulla accadrà ai propri piedi e che gli Dei diano loro la capacità di cancellare il dolore dai loro corpi. Il primo a camminare sul fuoco è il Pata-Bhokta, leader  dei devoti per infondere fiducia agli altri.

L’insolita festa DANDA YATRA, poco nota fuori dall’India, è il pretesto per proseguire la visita dell’Orissa e del confinante Chhattisgarh, che riservano interessanti approfondimenti culturali a Konark, con il Tempio del Sole, concepito architettonicamente come un grande carro, trainato da sette cavalli e atto a trasportare Surya, il Dio del Sole, e presso il complesso templare di Bhoromdeo, famoso per i suoi Templi Antichi decorati con scene erotiche, simili a quelle di Khajurhao, tali da definire la città con l’appellativo di “Khajuraho del Chhattisgarh”.

Non mancano nel contesto ambiti naturalistici con le visite alle Cascate di Chitrakut (conosciute localmente come le “cascate del Niagara in India”) e del Kanha National Park, per effettuare un memorabile safari alla tigre indiana. Antropologicamente nel territorio si sviluppa un itinerario tribale lungo i principali villaggi Adivasi (termine sancrito con cui è indicato in hindi l’eterogeneo insieme dei popoli aborigeni dell’India), visitando colorati mercati settimanali, frequentati dalle principali etnie locali: Dongariah Kondh (le cui donne sono riconoscibili per il piercing di 3 orecchini con cui adornano le narici del naso), Desia Kondhs che credono nell’animismo e attribuiscono le malattie all’intervento di spiriti (le cui donne amano adornarsi con piercing con più orecchini auricolari) e i Mallia Kondhs, le cui donne hanno le facce tatuate con i motivi delle tigri.

Nel particolare tattoo I baffi sono simboleggiati da due cerchi speculari ai lati del mento. Sembra che il tatuaggio tragga origini dalla credenza di uno sciamano che con la pratica  della magia nera, possa di notte incontrare una donna e trasformarla in tigre. Con il tatuaggio si vuole neutralizzare questa trasformazione indicando che la donna è già una tigre. Piccoli di statura sono gli aggressivi Bonda (le cui donne indossano grandi collane di perline colorate che sovrastano la testa rasata fino a scendere ed incorniciare il collo, miste a collane di alluminio). Le ragazze si sposano non prima dei 20/21 anni, mentre i ragazzi si sposano verso i 14/16 anni, così le donne nella maturità possono contare su mariti più giovani. La dote va data alla famiglia del ragazzo. Qualche volta la congiunzione avviene per rapimento “ knap” ma è un’eccezione e in ogni caso si deve ristabilire l’armonia e gli interessi delle famiglie coinvolte.

Loro vicini sono i Bodo-Garaba, le cui donne più anziane portano grosse collane di alluminio e grandissimi orecchini. Una loro danza tipica consiste nella partecipazione sia delle donne più anziane che delle giovani ragazze e le bambine, le quali ballano a centri concentrici legate con le braccia le une alle altre al ritmo dei tamburi.

Sconfinando nel rurale Chhatisgarh si ha anche modo di visitare i villaggi di Bastar, Dandami, Abhuj Maria e Baiga ed il particolare gruppo etnico dei Bison Horn Maria, sottogruppo dei Gond. Questa denominazione deriva da un copricapo indossato nei matrimoni durante le danze adornato con le corna del bisonte selvatico.

Gli uomini tradizionalmente si caratterizzano per portare capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo mentre le donne indossano semplicemente una gonna bianca con la parte superiore del corpo nuda e adornata di numerosi gioielli. Sono assidui consumatori di landa, una birra prodotta dal riso. La loro fede mescola credenze animistiche e indù con una forte credenza nella stregoneria.  E’ questa un’India così eterogenea , con i forti caratteri tribali di alcune minoranze ancora allo stato primitivo, dai capelli crespi e dalla carnagione scura, dedite a caccia, allevamento di bestiame, agricoltura ed artigianato, legate ad arcaiche regole sociali, credenze animiste e consuetudini di vita lontane, che si scontra anni luce dal resto del subcontinente. E’ un’India molto simile all’Africa nera delle genti e dei mercati, discendenti di quegli Adivasi popoli aborigeni indiani, che tra la fine del II millennio a.C. e l’inizio del I vennero a contatto e si scontrarono con le tribù Arya che stavano invadendo il subcontinente indiano e pertanto  i suoi territori sono sovente appellati  AFRICA IN INDIA.

TESTO E FOTO DI GIUSEPPE RUSSO

http://www.giusepperussophoto.it/category/blog/

Giuseppe Russo è un viaggiatore, fotografo, blogger e reporter con oltre 20 anni di esperienze e collaborazioni di viaggio per il mondo come Tour Leader. I suoi reportage sono pubblicati, oltre che su “Mikustars”, anche sul suo Blog   ZOOM,ANDATA&RITORNO DI GIUSEPPE RUSSO http://www.giusepperussophoto.it/category/blog/    info@giusepperussophoto.com  

Questo itinerario fa parte di un progetto un viaggio in India Orissa, proposto dall’operatore VIAGGI TRIBALI dal 10 al 27 Aprile 2018 http://www.viaggitribali.it/viaggio/orissa-danda-yatra-viaggio-india/

info@giusepperussophoto.it    

 

 



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Spiagge bianche, bagnate da acque limpide, delimitate da alte palme, illuminate da un sole caldo, almeno da Novembre a Maggio, quando da noi l’estate è solo un ricordo o un miraggio, le isole dell’arcipelago di Ko Samui, nel Golfo della Thailandia, sono le mete perfette per chi ama immergersi nella natura e nel mare, con maschere e pinne. Situata ad appena mezz’ora di catamarano da Koh Samui, il nostro viaggio inizia dalla paradisiaca Ko Pha-Ngan, famosa per i rave party nelle notti di luna piena. Ogni mese infatti vi si celebrano i caratteristici “Fool Moon Party” con migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo. Fino a qualche anno fa, venivano organizzati orgiastici rave party sulla spiaggia a cui le autorità hanno fortunatamente posto freno. Il periodo di luna piena è tuttavia frenetico, adatto sicuramente a un gruppo di ragazzi che vogliono divertirsi tra buona musica, tipici tatuaggi fluorescenti temporanei e feste strepitose. Per chi viaggia in famiglia però è preferibile partire per una data lontana rispetto ai festeggiamenti, per una vacanza di relax e tranquillità. Hat Rin Nok, su un piccolo promontorio a sud, è la spiaggia più scenografica, splendida località balneare di giorno e pista da ballo illuminata soffusamente dalle luci dei locali e animata dalla loro musica e dal via vai dei turisti di notte. A qualche chilometro da qui si trova invece Tong Sala, la città principale e il centro amministrativo di Ko Pha-Ngan, utilizzato dai turisti principalmente come punto di sbarco e imbarco. Da qui infatti il nostro viaggio prosegue alla volta di Ko Tao, letteralmente l”Isola delle tartarughe”. Il paesaggio è più selvaggio e primitivo di quello di Ko Pha-Ngan, le cui spiagge sono sicuramente preferibili a quelle di Ko Tao; è consigliabile tuttavia una visita (dai 2 ai 4 giorni) per un’occhiata a Ban Mae Hat, unico centro abitato dell’isola, pittoresco per le sue vie animate da negozi, discoteche e dai turisti stessi, per compiere il periplo dell’isola con le caratteristiche long-thai boat, per esperienze di diving mozzafiato; ma soprattutto per godere della straordinaria bellezza naturale del piccolo gioiello di Ko Nang Yuan, un isolotto costituito da uno scoglio e due rilievi ricoperti di vegetazione, uniti da una striscia di sabbia chiara; salendo in cima alla collina alla collina più piccola, fra impressionanti formazioni granitiche che spuntano dal verde, si scorge, in basso, la più candida rena corallina. Dalla piccola Ko Tao il nostro viaggio fa ritorno al suo punto di partenza, la più grande delle 80 isole che compongono l’arcipelago, Ko Samui. Ko Samui è un concentrato di giungla tropicale, spiagge immacolate, rocce di granito e piantagioni di cocco, di cui si dice l’isola possieda il maggior numero di fusti al mondo.



La prima tappa del nostro itinerario è la costa di Bo Phut. Su una collina della spiaggia, si affaccia la strada del Big Buddha, raggiunta da una scalinata. Il posto è molto particolare, con miriadi di bancarelle caratteristiche. La stessa statua è molto particolare, con infinità di particolari in materiali preziosissimi. Una visita di qualche ora ne vale decisamente la pena. Proseguiamo per la splendida spiaggia di Chaweng, cuore frenetico e festoso dell’isola, con resort, abitazioni, botteghe e negozi, ristoranti e locali sulla strada e sul mare e che di notte si accende di migliaia delle luci sfavillanti di bar, bancarelle e locali notturni aperti sulla strada e gremiti di viveurs. Nella parte meridionale del litorale, imponenti formazioni di roccia racchiudono piccole spiagge di sabbia chiara. Il luogo viene chiamato “Grandfather & Grandmother” per la forma degli scogli che alludono ai generi maschile e femminile. Superato il promontorio di Laem Nai inizia il litorale di Lamai Beach, meno affollato di Chaweng. Proseguendo tra alti alberi di teck e siepi di bougainville rosse e arancioni, raggiungiamo le cascate di Namuang, nell’entroterra, alte una trentina di metri e suddivise in diversi salti. Ai piedi delle cascate si trova la base della Namuang Jungle Trip, che propone trekking nella giungla sul dorso di un elefante, un’esperienza da fare per chiunque voglia vivere a pieno l’esperienza della Thailandia. Lungo lo sterrato si raggiunge il Magic Garden & Waterfall, giardino incantato con l’acqua che scorre fra rocce scolpite in forme umane e il silenzio che avvolge ogni cosa. Il nostro viaggio si conclude al piccolo aeroporto dell’isola, tra i più belli al mondo con hall aperte alle brezze marine e fiori a profusione, per un triste arrivederci, velato da una sottile speranza di ritorno tra i giardini verdeggianti e le bianche spiagge della Thailandia che ruba il cuore.

Articolo Scritto da A. Valenti

 

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Chi di noi non ha mai sognato di andare alle MALDIVE? Non esiste viaggiatore che non desideri, almeno una volta nella vita, raggiungere queste spiagge chilometriche di sabbia fine, bagnate da mare cristallino.

Sono pochi i posti al mondo che regalano l’emozione di una vacanza come quella che si può fare alle maldive, svegliarsi osservando buffi paguri o vedere l’alba colorare di rosa il cielo poco prima stellato, riflettendosi sull’acqua calma e limpida, sembra di aver raggiunto la pace dei sensi.

Il clima è tipicamente equatoriale e monsonico, con temperature medie tra i 27 ed i 35 gradi centigradi durante tutto l’anno.

ll momento più indicato per praticare gli sport acquatici di fronte ad un panorama meraviglioso o effettuare bagni immersi nell’acqua cristallina, va da dicembre ad aprile, durante la stagione secca, per evitare quanto possibile lunghe piogge ed umidità.

Le maldive sono il luogo ideale per coloro che vogliono scappare dall’inverno freddo e concedersi giornate di sole in un posto meraviglioso, dove il corpo e la mente raggiungono il benessere.

Come sempre è utile prima di partire consultare le pagine del sito viaggiaresicuri.it, portale del nostro Ministero degli Affari Esteri dove si possono trovare tutte le informazioni utili per programmare il viaggio.

SE VUOI SOGGIORNARE ALLE MALDIVE CLICCA SUI LINK DI SEGUITO:

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LA GUEST HOUSE A KEYODHOO



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Dubai è  uno dei luoghi  più incantevoli del mondo, capitale degli Emirati Arabi, dove la realtà supera la fantasia  a colpi di meraviglie architettoniche ed eccessi impensabili anche nel ricco Occidente.

Altrimenti non sarebbe possibile mettersi in testa  di poter fare un tuffo sulla neve o uno slalom sugli sci in pieno deserto.

Chi   sceglie Dubai  deve prepararsi a un’esperienza indimenticabile!  Nel regno del lusso e della modernità infinita, un faraonico centro commerciale può trasformarsi in un gigantesco parco giochi invernale aperto 365 giorni all’anno come lo Ski Dubai al Mall of the Emirates, paradiso artificiale di ghiaccio, perfetto per una settimana bianca fuori dal comune.

Da non perdere il grattacielo dei record il Burj Khalifa, maestosa creatura da 124 piani per 828 metri d’altezza con vista mozzafiato sull’intera città nata nel deserto, mentre a fare da icona alla bellezza  dell’architettura ultramoderna ci pensa  l’ormai celebre hotel a forma di vela Burj al Arab, anche se inaccessibile ai più a causa dei prezzi vertiginosi  ma degno almeno di una foto ricordo da incorniciare.

Non può mancare un bagno nel caldo mare o un salto negli immensi parchi acquatici sparsi per la città, come il l Wadi Wadi Water Park per proseguire lungo le spiagge di Dubai Marina senza perdersi attrazioni uniche al mondo come la Dolphin Bay e la baia di Palm Island.

Il deserto è vicinissimo, pochi minuti dal dal centro della  megalopoli, con le sue dune, i tramonti e gli scenari naturali da mille e una notte che ricoprono l’atmosfera di magia.

Si potrebbe aggiungere un safari  in gruppo o anche da soli, a bordo dei meravigliosi quad, sarebbe la ciliegina sulla torta al già esaltante soggiorno.

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