Barcellona,  capitale della regione spagnola della Catalogna, è celebre per l’arte e l’architettura.
La basilica della Sagrada Família e gli altri strambi edifici progettati da Antoni Gaudí sono il simbolo della meravigliosa città.
Il Museo Picasso e la Fondazione Joan Miró espongono le opere d’arte dei due famosi pittori.
Le origini medievali di Barcellona sono riconoscibili nel labirintico Quartiere Gotico. La vivace via centrale, la Rambla, è un susseguirsi di bar e caffè, i turisti e cittadini  la frequentano in tutte le ore del giorno e della notte, I quartieri di El Born ed Eixample hanno una vivace vita notturna.
Barcellona è anche famosa per la sua cucina che spazia da cene raffinate alle tapas dei piccoli locali.
 Parc Güell è il grande giardino in cima a una collina dove si possono ammirare i mosaici di Gaudì e una meravigliosa vista panoramica sulla città.
Una funivia sale fino al Montjuïc, dove la sua famosa Fontana magica offre spettacoli unici di luci e di musica e dove il Palau Nacional consente ai visitatori di scoprire l’arte della Catalogna.

 

 



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In tutto il continente subindiano credi antichi e riti ancestrali si uniscono alla religione, senza mai fondersi completamente originando cerimonie sacre  e riti pieni di significato. I villaggi del distretto di Ganjam, non lontano da Gopalpur a circa 170 km da Bhubaneswar in Orissa, si animano in occasione di una rappresentazione rituale che si svolge annualmente in primavera nel mese di Chaitra per circa 3 settimane (corrispondente ad una sorta di capodanno per gli indù dell’Odisha), dove gruppi di persone ballano scalzi per le strade imperterriti dal caldo torrido per placare la dea Kali. Il ritmo dei tamburi, dei piattelli e delle conchiglie riverberano nell’aria quando la danza tradizionale ha raggiunto un crescendo di fervore religioso e culminante nel “Maha Bishub Sankranti”.  I fedeli partecipanti sono solitamente chiamati Danduas o Bhokats e il loro capo riconosciuto è noto come Pata Dandua (Pata Bhokta), che si sposta da un villaggio all’altro per eseguire lo Yatra, conducendo una vita ascetica per 21 giorni, evitando ogni contatto con la donna o qualsiasi cosa al mondo e assumendo cibo molto leggero, probabilmente per rendere il suo corpo adatto a esercizi severi. Il rituale è dedicato al Dio Shiva e alla Dea Kali (che con il nome Shakti governa l’energia materiale perennemente in mutamento), che sono rappresentati da un Danda (bastone) e da un palo decorato con diversi vestiti colorati. Durante questa antica festa dell’autopunizione (Il cui Clou è la partecipazione al Danda Yatra, noto anche come Festival dei Fachiri o Pana Sankranti ) i devoti  per ben 21 giorni praticano il digiuno totale dal cibo, concedendosi solamente verso sera un bicchiere di succo di frutta. Si spostano fra i villaggi accompagnando i loro ancestrali riti e performances con musiche e canti.  Il gettarsi e rotolarsi sulla sabbia rovente nelle ore più calde del giorno è una penitenza che devono compiere tutti i fedeli Bhoktas in cambio di offerte di piccole somme di denaro elargite dagli abitanti del villaggio. I penitenti  si mischiano infatti con loro, presi da una frenesia sempre più compulsiva, dove i rituali del Danda Yatra non si fermano.  Fino al calar delle tenebre essi si succedono senza sosta, fino a quando il fuoco accende ancora di più gli animi dei partecipanti e i riti punitivi si mescolano a canti e rappresentazioni  di teatro mitologico.  Il momento culmine della festa avviene il 21° giorno del Danda Yatra, l’ultimo, quando riti e iniziazioni giungono al termine e i devoti Boktas attraversano una buca profonda 21 piedi riempita di carbone ardente, con la forte convinzione nel Dio Shiva che nulla accadrà ai propri piedi e che gli Dei diano loro la capacità di cancellare il dolore dai loro corpi. Il primo a camminare sul fuoco è il Pata-Bhokta, leader  dei devoti per infondere fiducia agli altri.

L’insolita festa DANDA YATRA, poco nota fuori dall’India, è il pretesto per proseguire la visita dell’Orissa e del confinante Chhattisgarh, che riservano interessanti approfondimenti culturali a Konark, con il Tempio del Sole, concepito architettonicamente come un grande carro, trainato da sette cavalli e atto a trasportare Surya, il Dio del Sole, e presso il complesso templare di Bhoromdeo, famoso per i suoi Templi Antichi decorati con scene erotiche, simili a quelle di Khajurhao, tali da definire la città con l’appellativo di “Khajuraho del Chhattisgarh”.

Non mancano nel contesto ambiti naturalistici con le visite alle Cascate di Chitrakut (conosciute localmente come le “cascate del Niagara in India”) e del Kanha National Park, per effettuare un memorabile safari alla tigre indiana. Antropologicamente nel territorio si sviluppa un itinerario tribale lungo i principali villaggi Adivasi (termine sancrito con cui è indicato in hindi l’eterogeneo insieme dei popoli aborigeni dell’India), visitando colorati mercati settimanali, frequentati dalle principali etnie locali: Dongariah Kondh (le cui donne sono riconoscibili per il piercing di 3 orecchini con cui adornano le narici del naso), Desia Kondhs che credono nell’animismo e attribuiscono le malattie all’intervento di spiriti (le cui donne amano adornarsi con piercing con più orecchini auricolari) e i Mallia Kondhs, le cui donne hanno le facce tatuate con i motivi delle tigri.

Nel particolare tattoo I baffi sono simboleggiati da due cerchi speculari ai lati del mento. Sembra che il tatuaggio tragga origini dalla credenza di uno sciamano che con la pratica  della magia nera, possa di notte incontrare una donna e trasformarla in tigre. Con il tatuaggio si vuole neutralizzare questa trasformazione indicando che la donna è già una tigre. Piccoli di statura sono gli aggressivi Bonda (le cui donne indossano grandi collane di perline colorate che sovrastano la testa rasata fino a scendere ed incorniciare il collo, miste a collane di alluminio). Le ragazze si sposano non prima dei 20/21 anni, mentre i ragazzi si sposano verso i 14/16 anni, così le donne nella maturità possono contare su mariti più giovani. La dote va data alla famiglia del ragazzo. Qualche volta la congiunzione avviene per rapimento “ knap” ma è un’eccezione e in ogni caso si deve ristabilire l’armonia e gli interessi delle famiglie coinvolte.

Loro vicini sono i Bodo-Garaba, le cui donne più anziane portano grosse collane di alluminio e grandissimi orecchini. Una loro danza tipica consiste nella partecipazione sia delle donne più anziane che delle giovani ragazze e le bambine, le quali ballano a centri concentrici legate con le braccia le une alle altre al ritmo dei tamburi.

Sconfinando nel rurale Chhatisgarh si ha anche modo di visitare i villaggi di Bastar, Dandami, Abhuj Maria e Baiga ed il particolare gruppo etnico dei Bison Horn Maria, sottogruppo dei Gond. Questa denominazione deriva da un copricapo indossato nei matrimoni durante le danze adornato con le corna del bisonte selvatico.

Gli uomini tradizionalmente si caratterizzano per portare capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo mentre le donne indossano semplicemente una gonna bianca con la parte superiore del corpo nuda e adornata di numerosi gioielli. Sono assidui consumatori di landa, una birra prodotta dal riso. La loro fede mescola credenze animistiche e indù con una forte credenza nella stregoneria.  E’ questa un’India così eterogenea , con i forti caratteri tribali di alcune minoranze ancora allo stato primitivo, dai capelli crespi e dalla carnagione scura, dedite a caccia, allevamento di bestiame, agricoltura ed artigianato, legate ad arcaiche regole sociali, credenze animiste e consuetudini di vita lontane, che si scontra anni luce dal resto del subcontinente. E’ un’India molto simile all’Africa nera delle genti e dei mercati, discendenti di quegli Adivasi popoli aborigeni indiani, che tra la fine del II millennio a.C. e l’inizio del I vennero a contatto e si scontrarono con le tribù Arya che stavano invadendo il subcontinente indiano e pertanto  i suoi territori sono sovente appellati  AFRICA IN INDIA.

TESTO E FOTO DI GIUSEPPE RUSSO

http://www.giusepperussophoto.it/category/blog/

Giuseppe Russo è un viaggiatore, fotografo, blogger e reporter con oltre 20 anni di esperienze e collaborazioni di viaggio per il mondo come Tour Leader. I suoi reportage sono pubblicati, oltre che su “Mikustars”, anche sul suo Blog   ZOOM,ANDATA&RITORNO DI GIUSEPPE RUSSO http://www.giusepperussophoto.it/category/blog/    info@giusepperussophoto.com  

Questo itinerario fa parte di un progetto un viaggio in India Orissa, proposto dall’operatore VIAGGI TRIBALI dal 10 al 27 Aprile 2018 http://www.viaggitribali.it/viaggio/orissa-danda-yatra-viaggio-india/

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Giunsi a Skopje, capitale Macedone verso i primi di agosto, faceva un caldo terrificante e la fatica di un viaggio su e giù per Grecia, Turchia, Est Europa, Germania e Balcani, prevalentemente in autostop, si faceva sentire lo devo pur ammettere

Avevo vagabondato a lungo per Romania e Serbia alla ricerca di campi e villaggi rom per fare eccentrici incontri e scatti per reportage che avevo in testa – magari poi qualcosa vi mostrero’ –, e ora che mi trovavo in Macedonia venivo a sapere che il più grande villaggio zingaro era situato proprio ai margini della città in cui ero  da poco arrivato

Conobbi un po’ Skopje, restai qualche giorno, presi alcune dritte su come giungere a Shutka e salii poi su un taxi e gli dissi bene amico portami a questo villaggio gipsy. Per quattro spiccioli quello mi accompagno’ dunque a Šuto Orizari, in arte Shutka, il quartiere di Skopje che ospita circa 50mila gitani provenienti da tutto il mondo. Quando negli anni Sessanta la terra tremo’ in Macedonia, gli zingari del quartiere di Topana dovettero trasferirsi qui, e venne dato vita un progetto di inserimento sociale della comunità gipsy nel normale ordine democratico, giacché gli zingari che iniziarono a confluire da ogni dove si contavano nelle decine di migliaia. Qui a Shutka i rom hanno due canali televisivi, stazione radio, commissariato di polizia, politici rom in parlamento, e la lingua ufficiale del villaggio é il Romani, che é molto probabilmente retaggio di un antico dialetto hindi, patrimonio culturale gitano. C’é anche un gruppo hip-hop, il Shutka Roma Rap, e diverse associazioni che si occupano dell’integrazione gitana nel mondo contemporaneo: una materia delicata per chi non é disposto a trattare su determinati aspetti della propria cultura, per servirne un’altra.

Ho soggiornato a Shutka una decina di giorni, appena sceso dal taxi mi sono recato in esplorazione per il villaggio e chiacchierando con un signore di nome Sebastian ho rimediato l’alloggio per quei giorni che volevo restare: mi ospitava lui, in cambio di qualche miliardo di denari, che é la moneta locale in slang gipsy. Avevo a mia disposizione una stanzetta spartana con finestra sul dirupo umano più colorato e caotico che abbia mai visto. La parte del villaggio dove stava lo zio Sebastian era infatti a ridosso delle case di legno e delle baracche. A Shutka convivono pacificamente migliaia di persone degli strati sociali più diversi, e pure delle religioni più disparate, con prevalenza di musulmani e cristiani evangelisti. La parte alta é la più benestante, ci sono grosse case con cancello e muretti, belle macchine, negozi accessoriati, strade asfaltate ma scendendo invece la situazione si ingarbuglia in decine di stradine sterrate strette dalle quali sporgono catapecchie che paiono essere sopravvissute a immani catastrofi con punte di devastazione urbana davvero mirabili

Dappertutto c’erano bambini, avevo bambini sempre attorno sin da quando son sceso dal taxi. Che volevano, niente stare un po’ con l’alieno, io, non capita spesso che qualche d’uno atterri da quelle parti e decida di restare qualche tempo. Ma tutti a Shutka erano curiosi di chi fossi, e io tranquilli gli dicevo, se voi siete zingari di sangue io lo sono perlomeno di spirito, possiamo dunque vivere in pace, vengo per capire come vivete qui. In più ci buttavo in mezzo due parole in romani e altre due in slavo e quelli vieni amala a bere qualcosa, e mi invitavano da una porta all’altra, e facevo surreali incontri di casa in casa, cosi che ne ho conosciuti molti di zingari di Shutka, e li frequentavo in quei torridi giorni di ferragosto, tra una birra al Gipsy Café e una passeggiata ai bazar, oppure in fondo valle, a portare i cani che c’era un po’ di verde

Sono stato invitato a fare da fotografo in diversi matrimoni, giacché in quel periodo molti gitani si sposano visto che durante l’estate si ha l’exploit di presenze, dunque di baldoria, nel villaggio zingaro più grande del mondo, ed é l’occasione giusta per agghindarsi e mettersi in mostra, per la festa, tra musiche euforiche ed incessanti, tutto orchestrato secondo le leggi e le tradizioni gitane  che impongono quasi, uno stile di vita variopinto ed eccentrico, ma pure ligio ai fondamenti di questa controversa e quasi inafferrabile etnia. Mi volevano bene gli zingari di Shutka, mi si ruppe la macchinetta per barba e capelli, le lamette non le sopporto e non c’era modo di comprarne una nuova, uno dei barbieri del posto mi disse che potevo fare da me quando ne avevo bisogno, entravo mi radevo gli lasciavo qualcosa e me ne andavo, era bello capirsi al volo per una volta con gli altri uomini. Fu poi un buon chavo che mi invitava ogni giorno a merenda, l’amico Remo, a raccontarmi alcune vicissitudini che viveva il popolo nomade per antonomasia, ora che il governo macedone imponeva nelle scuole l’insegnamento di un dialetto Romani scolastico e standardizzato che gigliottinava in questo modo secoli di trasmissioni orali frammentarie e parziali che rendevano cosi errante, misteriosa e dannata la saga gipsy. Noi ci siamo sempre capiti fra noi in giro per il mondo perché siamo furbi, siamo zingari, ora la scuola ci vuole normalizzare, ci vuole rendere stupidi  come tutti gli altri – mi diceva Remo. Ma amico mio voi siete cosi tanti in giro per il mondo, e che io sappia solo qui a Shutka c’é una scuola che si occupa della vostra lingua, gli risposi. Hai ragione sono proprio degli sciocchi, mi preoccupo per niente

Sai, se vai con gli zingari il minimo che ti chiedano in giro o che pensino le persone é che sei andato a rubare o a fare chissà quale oscuro incantesimo, io invece, a Shutka, cosi come nelle tziganie romene, ho bivaccato allegramente, mangiando ridendo e scherzando con ottima gente, che ha condiviso senza problemi quel che aveva con me, che mi ha accettato con serena benevolenza, e che mi ha lasciato nel cuore quella vispa luce negli occhi che non si compra, non si vende e non si mendica, ma che si trasmette di cuore in cuore, di generazione in generazione, come testimonianza di spirito. Quella o ce l’hai oppure no, e io ce l’ho un po’ di mio e un po’ perché me l’han testimoniata i miei amici zingari. Per esempio quella mattina, in cui già stavo ospite da altri ragazzi, mi ero trasferito per conoscere più sfumature del villaggio e della popolazione locale, e uno di  questi mi sveglia e mi dice che c’era da lavorare. Dopo i bagordi della sera prima supposi stesse scherzando all’interno di un incubo che stava diventando sin troppo reale, manifestandosi bifolco  fra le luci già torride dell’alba, ma poi mi guardo’ con quella cispa dannata che hanno loro negli occhi e mi disse senti amala – senti amico, quanti dei tuoi amici hanno lavorato a Shutka con gli zingari a ferragosto?, tentai di rispondere nessuno ma quello già mi aveva porto una tazza di caffé, aggiungendo arripijate frate’ – molti di loro parlano molto bene l’italiano e altre lingue europee –, sarà abbastanza dura oggi, con tanto di cinematografica pacca sulla spalla. Fu la giornata più straziante della mia vita, ho spalato letteralmente un milione di palate di fango e sabbia e fatto su e giù incessantemente per le scale con pesanti sacchi di cemento e mattoni dalla mattina sino al tramonto. I miei gipsy hosts stavano infatti costruendo una casa, quella in cui già dormivo, e io mi trovavo li a dargli una mano, senza riparo da un sole cocente, giurai nella fatica, che perlomeno avrei raccontato questa impresa. Venni anche infatti debitamente pagato, e mi potei ubriacare di alcol, poesie gitane e di vita come nessun Baudelaire avrebbe mai saputo fare

Trascorsi dunque giocondi e festanti giorni in quel di Shutka, facendo esperienze di valore inestimabile che continuo a rivivere e amare di nuovo nelle melodie zingare e balcaniche che m’ascolto di tanto in tanto, é molto importante tessere scene e musica durante i viaggi, mi fanno molta compagnia poi queste cose come certe immagini che ho scolpito nell’anima, quella mia vagabonda che danza pel mondo come i bambini di Šuto Orizari

Claude Novatore

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Quante persone durante l’anno sognano di pianificare un viaggio per l’Islanda in estate, cercando di curare tutto nei minimi dettagli, risparmiando tempo, fatica e soldi, anche sperando in un clima gradevole e meteorologicamente tranquillo per godere di tutte le meraviglie assolute che quest’isola offre: vulcani, geyser, ghiacciai immensi, cascate e distese, fiumi e bagni termali.

Beh… l’itinerario (pianificato a mio parere nel migliore dei modi con un gruppo di 30 persone più 2 docenti dell’Università di Catania e della Calabria nell’ambito di escursioni didattiche per l’insegnamento di vulcanologia regionale) proposto, facile e adatto a tutti, della durata di 12 giorni, comprende l’arrivo nella capitale, la traversata centrale verso Nord, la costa Nord, la traversata di ritorno verso Sud, la costa e il ritorno alla capitale, passando e avventurandosi tra distese sabbiose vaste, cascate, laghi, ghiacciai, vulcani e anche immergendosi per qualche bagnetto caldo.

Questa piccola guida si propone di descrivere paesaggi, relax, punti di vista, consigli utili, tempi e difficoltà dei trekking nell’ambito del nostro viaggio, come una sorta di programma.

Tappe principali:

L’arrivo a Reykjavik alle 1.10 circa (ora locale), sancisce l’inizio della nostra esperienza.

Reykjavik

GIORNO 1: Reykjavik-Thingvellir national park-Laugarvatn-Gulfoss-Geysir-Kerlingarfjoll

Difficoltà: FACILE – Durata: 1/1.30 ora per luogo

Primo giorno di trekking leggeri e facili a Thingvellir, zona che attraverso le sue fratture rappresenta, dai grossi e alti muraglioni di basalto, l’area dove divergono le due placche tettoniche principali (Nord America ed Europa) che si vanno allontanando lentamente e dove si può fare un giro con percorso segnalato.

La giornata prosegue a Gullfoss, poco distante da Thingvellir dove si può ammirare una maestosa cascata e mediante un sentiero tracciato si può arrivare ad una piattaforma naturale per ammirare e sentire ancora più da vicino la forza della natura.

Al ritorno la giornata finisce a Geysir con visita dello Strokkur, il famoso geyser che ritmicamente ogni 5/7 minuti mediamente, si ricarica e genera questi getti di vapori improvvisi che affascinano per bellezza, potenza e dinamica. La sera ci spostiamo verso il centro per la traversata, in un’area chiamata Kerlingarfjoll, tra i due ghiacciai di Langjokull e Hofsjokull, dove passeremo due notti.

I primi 3 luoghi fanno parte dell’area chiamata Circolo d’oro.

Gullfoss

Gullfoss

GIORNO 2: Kerlingarfjoll

Difficoltà: MEDIO-DIFFICILE – Durata: il nostro giro ha impiegato circa un 5/6 ore

Passata la prima notte a Kerlingarfjoll, il programma è scalare le vette delle montagne ossidianacee, perciò in fila indiana dopo una leggera salita tra i nevai, si può osservare un’area geotermica adiacente e un panorama a 360 gradi di ghiacciai e table mountains. La salita della vetta è impegnativa, tra ghiaccio e neve, ci siamo aiutati con la piccozza, perciò va affrontata lentamente, cercando di non perdere lo slancio. La salita medio-difficile è fattibile anche dai meno esperti, arrivati in vetta si gode di un bel paesaggio.
Successivamente abbiamo scalato le altre due vette  (abbastanza facili e in poco tempo) fino a godere della vista dei 3 ghiacciai Langjokull, Hofsjokull e Vatnajokull. Una breve pausa e si visita l’area geotermica di Kerlingarfoll subito adiacente (in circa un’ora) osservando le varie formazioni di lave alterate e fumarolizzate con i diversi colori.
Rientro nelle nostre splendide casette dai tetti aguzzi e via alla nostra finta seratina giovane.

Ah… dimenticavo di dirvi che in estate in Islanda non c’è mai buio. Le giornate più lunghe sono tra la fine di Giugno e l’inizio di Luglio, la luce è simile a un tramonto verso mezzanotte.

Kerlingarfjoll

GIORNO 3: Hveravellir-Husavik-Godafoss waterfall-Myvatn area

Difficoltà: FACILE

Oggi nessuna escursione, ma visite e un po’ di divertimento. Proseguiamo verso Nord, dopo 2/2.30 ore si arriva ad Akureyri per fare la spesa, fermata di un’oretta ad ammirare le cascate di Godafosse si prosegue per Husavik nella costa Nord, tre ore di whale whatching e nel pomeriggio arriviamo al lago di Myvatn. Il nostro ostello hraunbrun Guest House a Reykjahlid, dove passeremo due notti, è molto bello, attrezzato, comodo ed accogliente.

Godafoss

GIORNO 4: Area di Krafla e Myvatn

Difficoltà: FACILE – Durata: intera giornata.

Partenza da Reykjahlid, trekking prima sul cratere Viti del Krafla (eruzione 1977-1984) con lago al suo interno, giro del cratere, visita dell’area fumarolizzata adiacente e panorama bellissimo sui tablemountains. Nel pomeriggio divertente camminata sul campo lavico di Leirhnjukur, visita al campo geotermico adiacente e possibilità anche di effettuare bagni termali a Jarbodin, ma noi abbiamo percorso una frattura spettacolare, saliti sulla caldea di Hverfjall, goduto di una splendida vista sull’area di Myvatn e ci siamo immersi nel labirinto di lava di Dimmuborgir.

Cratere Viti

GIORNO 5: Dettifoss-herdubreid-caldera di Askja-Holurhaun (er.2014)

Un’ora sull’Holurhaun e 2 orette ad Askja bastano (magari di più ad Askja se si vuole fare un bagno nelle

Askja

acque calde del cratere).

Cascate di Dettifoss

La traversata centrale al ritorno comprende la visita alle cascate di Dettifoss, bellissime e con un unico e ampio salto, dove non si vede il fondo e sono facilmente raggiungibili dalla strada. Dopo 3 ore abbondanti di bus, ci dirigiamo a Herdubreid, considerata la montagna islandese per eccellenza. La giornata continua scalando prima le lave dell’Holurhaun (frattura lineare del Bardarbunga. er. 2014) più a sud/est, accanto ad Askja e alla fine a circa 60 km

Cascate di Dettifoss

di distanza (due ore di strada dall’Herdubreid) la caldera di Askja,  vasta e parzialmente innevata, larga parecchi chilometri con un lago con acque calde al suo interno, ottimo per ammirare il tramonto in maniera rilassante in un clima prettamente artico con 5 gradi fuori e 40 a mollo. A fine giornata (circa le 1.30 di notte) torniamo a Herdubreid al nostro hut a dormire.

 

GIORNO 6: Herdubreid

Difficoltà: FACILE – Durata: 4/5 ore

Panorama ad Herdubreid

Semplicissima escursione fin sotto l’Herdubreid, camminando sulle lave e ammirando paesaggi sabbiosi e alcune formazioni vulcanologiche. Pomeriggio e serata estremamente tranquilli, ammirando il tramonto alle 00.30 circa tra le nuvole nell’orizzonte. Una delle tante giornate molto variabili e ventose.

GIORNO 7: Sprengisandur

Tutta la giornata è stata impiegata per fare gran parte della traversata centrale verso sud, attraverso una zona compresa tra i due ghiacciai del Vatnajokull e Hofsjokull chiamata Sprengisandur, perchè è una vasta distesa di ceneri e roccette di dimensioni sabbiose. La traversata è ancora lunga e sostiamo per la notte in un bivacco per strada: hut of hiking association nella valle di Nyjadalur.

GIORNO 8: Landmannalaugar

La prima parte della giornata è tutta incentrata sul raggiungimento di Landmannalaugar, si tratta di un altro giorno di viaggio. Il nostro rifugio è bellissimo e attrezzato accanto ad un area camping. Si può fare una breve escursione di un’ora per vedere il bagno termale e la grande piana con una bella colata ossidianacea che passa per fiumi, laghi e montagne colorate. In certe zone è anche possibile ammirare aree fumarolizzate, sublimati di zolfo e un insieme di fiumi che si intrecciano nella piana. Nessuna difficoltà da tutti i punti di vista.

GIORNO 9: Landmannalaugar

Difficoltà: MEDIA – Durata: 6/7 ore (anche a seconda della preparazione del gruppo)

Trekking tra le montagne ossidianacee, colorate e innevate, si possono osservare in lontananza il vulcano Hekla e la vetta più alta della zona, il Torfajokull. Il programma prevede salite e discese per queste montagne tra le più famose al mondo, tra le aree fumarolizzate, campi geotermici e vasti nevai. Il trekking è molto bello ma il meteo molto variabile: sole, vento e pioggia. Tornati a valle ci godiamo una bella doccia e una giocata a carte all’esterno del rifugio, sotto il sole. Possibilità di farsi un bagno termale.

Landmannalaugar

GIORNO 10: frattura Eldja’

Difficoltà: FACILE – Durata: 1/2 ore

Da Landmannalaugar, due ore di strada per la frattura di Eldja, un insieme di fratture lineari facenti parte dell’area Est, un rift lungo 18 Km dove è possibile percorrere una parte del tragitto fino ad arrivare ad una fantastica cascata Ofaerufoss waterfall.

In seguito si continua verso Sud, ammirando il ghiacciaio del Myrdalsjokull con il vulcano Katla. Qui si può vedere anche il ghiacciaio dell’Eyjafjallajokull e il suo vulcano Eyjafjoll (eruzione 2010), in un unico complesso con il già citato vulcano Katla. In zona è possibile visitare la costa di Vik, i puffins a Dyrholaey (seguendo un brevissimo percorso sulla costa) e in lontananza si possono osservare le isole Westmann. Sulla strada per Hella (ultimo stop, dove trascorreremo l’ultima notte) consiglio vivamente di fermarsi a Skogafoss, una bellissima cascata con un unico ed ampio salto e Seljalandsfoss. Consiglio anche qualche foto-stop sulla strada per Hella, per fotografare i vulcani Eyjafjoll, Katla, Hekla e le isole Westmann.
La nostra giornata finisce ad Hella in un piccolo ostello lungo il fiume; in zona è possibile visitare ilLava Centre, museo vulcanologico e molti altri musei ricadenti all’interno del Katla Geopark, sia come attrazioni che come centri informazioni.

Cascata Ofaerufoss

Cascata Ofaerufoss

GIORNO 11: Hella-Reykjavik

Purtroppo questo è il nostro ultimo giorno pieno, la mattina sarà dedicata alla capitale a due ore piene da Hella. Si trascorre la mattinata lungo la via principale di Reykjavik, tra bancarelle e negozi di souvenir, visitiamo la bellissima cattedrale che è una meta imperdibile per la sua architettura che diventa sempre più appuntita verso l’alto. A pranzo un bel panino accompagnato dalla famosa birra Viking e nel pomeriggio una bella nuotata nella piscina comunale (si consiglia Blue Lagoon più a sud, nella penisola di Reykjanes verso l’aeroporto di Keflavik).

Prima del ritorno in aeroporto, cena in un ristorante tipico e poi il bus di ritorno in modo di essere a keflavik per il volo notturno. Dopo circa tre quarti d’ora si arriva all’aeroporto di Keflavik e purtroppo dobbiamo salutare l’ultimo tramonto islandese dopo un commuovente discorso finale da parte dei viaggiatori.

Seljalandsfoss

Seljalandsfoss

 

Cattedrale di Cristo Re, Reykjavik

Questo viaggio richiede grande spirito di adattamento da parte di tutti per poter vivere appieno tutti gli aspetti di questo paese.
Essendo un viaggio avventuroso, bisogna pianificarlo ma allo stesso tempo partire con la consapevolezza che non si sa bene quello che si troverà: dal meteo al dove e se dormirete.
Importante per la traversata centrale è fare la spesa per almeno due volte: ognuna con riserve per 3/4 giorni, una a Reykjavik per l’inizio della traversata e un’altra ad Akureyri (costa Nord) per la seconda parte della traversata, oppure anche a Reykjahlid (ci sono un paio di supermercati, ma ho letto che BONUS è il più economico perché i prezzi in Islanda sono davvero alti).
Che tu ci vada in Jeep, mountain bike (più divertente secondo me), bus o quant’altro, ci si deve sapere adattare al massimo e vivere quei giorni in maniera molto selvaggia. Questo viaggio non è adatto a tutti ma insegna proprio come vivere l’isola. Il prossimo viaggio in Islanda ho deciso di farlo sostando in tenda, ancora più selvaggio e avventuroso. Auguro a tutti di fare questo tipo di avventure perchè ne vale la pena sotto tutti i punti di vista.
Quanto scritto sopra è l’itinerario che ho fatto con il mio gruppo di colleghi e i nostri professori, si propone come una guida da poter seguire con una serie di consigli su dove andare, per chiunque voglia intraprendere un viaggio in questi posti meravigliosi.

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

 




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Non solo Parigi è la città dell’amore, Ogni realtà ho città ha il suo lato romantico. Basta saperlo trovare.

Una di queste è Valencia che per molti è sinonimo di mare e movida ma, in realtà, la destinazione ha molto da offrire e, complice il suo clima sempre mite, anche l’inverno è una stagione indicata per avventurarsi alla scoperta delle sue innumerevoli attrazioni e regalarsi un viaggio per san Valentino può essere un’esperienza indimenticabile

Valencia, una città per innamorati, per chi ama vivere all’aria aperta, può iniziare il tour (romantico) con un bel giro in barca.

Alle porte della città, a deliziare i vacanzieri alla ricerca di una via di fuga dal caos è il Parco Naturale dell’Albufera: a fare la differenza è il suo paesaggio caratterizzato da spiagge selvatiche di dune, boschi e risaie.

E’ possibile noleggiare una bicicletta per visitare i Giardini del Turia, polmone verde di Valencia. Il parco, uno spazio di circa 9km di vegetazione è possibile recuperare il contatto con la natura, ammirare la scenografica fontana sita davanti al Palau de la Musica e ancora la Città delle Arti e delle Scienze, complesso architettonico firmato Santiago Calatrava.

Da non perdere il Mercado Central, bello da vedere e da vivere tanto dall’esterno, è infatti ospitato in un bellissimo edificio modernista, quanto all’interno caratterizzato da vetrate colorate, colonne e, ovviamente, una ricca varietà di prodotti.

Non può mancare una cena o un pranzo romantico, a nord della Marina Real Juan Carlos è possibile regalarsi un pranzo con vista mare. Il ristorante Panorama, , oltre a conquistare il palato con ricette squisite, delizia la vista con la sua terrazza panoramica. I più esigenti, che puntano sempre in alto, possono sperimentare il piacere di una cena sotto le stelle.

 

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La stagione migliore per una vacanza a Londra è la primavera. La città si risveglia e si mostra in tutto il suo splendore, abbandonando le fredde temperature invernali. I grandi parchi fioriscono e sono uno spettacolo da non perdere. Tuttavia, trovare dei voli economici per Londra in questo periodo può essere complicato. Il periodo migliore per prenotare dei biglietti aerei per Londra convenienti è tra ottobre a marzo, nonostante il famoso tempo londinese, piovoso e ventoso.

Quali compagnie aeree offrono voli per Londra?

Le compagnie aeree che operano voli per Londra sono numerose. Tra le più importanti, le compagnie di bandiera europee come Alitalia, British Airways e Iberia. Ma si possono trovare tanti voli low cost per Londra grazie a Ryanair, EasyJet o Vueling, che offrono voli diretti molto economici, ma che spesso hanno delle limitazioni nel trasporto dei bagagli e alcuni servizi a pagamento.

Come raggiungere il centro città dall’aeroporto?

Sono cinque gli aeroporti che interessano la zona di Londra. Il principale è quello di Heathrow, collegato direttamente con la linea blu della metro, che raggiunge il centro in circa un’ora di viaggio.

Come muoversi a Londra?

I principali trasporti a Londra sono la metropolitana, meglio conosciuta come “Tube”, e i bus rossi a due piani. Anche se spesso, visto che le attrazioni turistiche sono abbastanza concentrate, è più semplice fare due passi a piedi. Per utilizzare i trasporti pubblici è consigliabile acquistare una Oyster card, una carta prepagata che consente di viaggiare sia sulla Tube che sugli autobus, risparmiando e velocizzando le procedure di entrata e uscita dalla metro.

Serve il passaporto/visto per visitare Londra?

La recente uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non ha per ora avuto ripercussioni sulla documentazione necessaria per i voli per Londra.

 

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Amsterdam è una delle città europee più amate: multietnica, dinamica e sempre in movimento.

Si sa è la città della birra, quindi è immancabile una visita alla ex fabrica della famosa birra: Heineken Brouwerij, oggi diventata museo in cui la storia della birra sposa una serie di attrazioni moderne e interattive dedicate ai visitatori. Immancabile l’assaggio di birra alla fine!

È anche la città dei musei, in primis  il Museo di Van Gogh, non può mancare una visita al Rijksmuseum, il più famoso museo d’Olanda o al  Stedelijk Museum, museo di arte e moderna e contemporanea uno dei musei  più importanti al mondo.

Ad Amsterdam  si trovano alcune delle chiese più belle del paese, come non immergersi nelle splendite vie che affiancano i canali, dove le botteghe degli artigiani  lavorano i diamanti, il Palazzo Reale, le piazze famose in tutto il mondo.

Amsterdam è la città dei fiori; delle infinite passeggiate Romantiche,  è la città in cui ci si sposta in bici  sin da piccoli e dove si apprezza il  vivere all’aria aperta.

Amsterdam la città dei sogni.

 

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Bolzano, capoluogo del’omonima provincia autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, 151 642 abitanti, particolare per la presenza di doppia entità, italo-tedesca è capace di stupire i turisti provenienti da ogni dove.

I due volti, uno Nord-Europeo e l’altro più Mediterraneo, costituiscono un connubio perfetto rintracciabile nelle bellezze storico-artistiche della città. Situata in un punto molto strategico della provincia, da qui si possono visitare molte opere culturali nel centro città oppure percorrere verso le migliori attrazioni turistiche montane ed estive per ogni piacere.

Per quanto riguarda i musei si possono visitare il Museo civico (1905), Teatro Comunale (1999) Museion(museo di arte moderna e contemporanea), museo di scienze naturali, il museo archeologico dove si può vedere Otzi (antenato venuto dal ghiaccio).

Famoso è il il mercatino di Natale di Bolzano,  il più grande d’Italia.

Da quasi venti anni, grazie al suo charme tutto particolare, il mercatino attira dal giorno della sua innagurazione che quest’anno avviene il 23 novembre una folla immensa di visitatori in Piazza Walther, magnificamente addobbata per l’Avvento fino al giorno di chiusura che si terrà il 6 gennaio 2018.

Bolzano  è una delle  destinazioni migliori del panorama Europeo per passare il periodo Natalizio

Per circa un mese, l’atmosfera natalizia invade le strade quando poi la soffice neve fa il suo lavoro e ricopre la città di Bolzano la meraviglia invernale ai piedi del Duomo di Bolzano è perfetta.

Che si tratti di un viaggio  in coppia o con la famiglia e i bambini: il mercatino di Natale di Bolzano regala momenti magnifici in una magica atmosfera.

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