Barcellona,  capitale della regione spagnola della Catalogna, è celebre per l’arte e l’architettura.
La basilica della Sagrada Família e gli altri strambi edifici progettati da Antoni Gaudí sono il simbolo della meravigliosa città.
Il Museo Picasso e la Fondazione Joan Miró espongono le opere d’arte dei due famosi pittori.
Le origini medievali di Barcellona sono riconoscibili nel labirintico Quartiere Gotico. La vivace via centrale, la Rambla, è un susseguirsi di bar e caffè, i turisti e cittadini  la frequentano in tutte le ore del giorno e della notte, I quartieri di El Born ed Eixample hanno una vivace vita notturna.
Barcellona è anche famosa per la sua cucina che spazia da cene raffinate alle tapas dei piccoli locali.
 Parc Güell è il grande giardino in cima a una collina dove si possono ammirare i mosaici di Gaudì e una meravigliosa vista panoramica sulla città.
Una funivia sale fino al Montjuïc, dove la sua famosa Fontana magica offre spettacoli unici di luci e di musica e dove il Palau Nacional consente ai visitatori di scoprire l’arte della Catalogna.

 

 



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L’estate scorsa a cavallo di Ferragosto, ebbi la possibilità di scegliere una destinazione dove poter fare una vacanza, non in una città d’arte dove visitare musei o fare passeggiate tranquille senza faticare o rilassarmi troppo, ma andando alla ricerca del mio ideale di relax: trekking, uscite ed esplorazioni.

Bene, quella volta decisi di regalarmi una vacanza in un’area isolata, lontana e tranquilla…. decisi di partire per le Isole Azzorre, 9 isole vulcaniche disperse in mezzo all’oceano Atlantico, a metà circa tra la costa portoghese e quella nord americana, appartenenti politicamente al Portogallo. In queste isole domina la natura totalmente incontaminata, vegetazione rigogliosa, terreno vulcanico, popolazione usi e costumi davvero affascinanti, luoghi unici dove l’isola più urbanizzata quasi tipicamente europea è Sao Miguel con il capoluogo Ponta Delgada, industrializzata, ricca e bella che si contrappone totalmente alle isole di Flores e Corvo dove non c’è nulla (o quasi) in un contesto veramente meraviglioso.

Il tour riguarda l’esplorazione e la visita di cinque isole, in successione (con alcuni dati tecnici):

  1. Rocha do Chambre: giro circolare, difficoltà media, estensione 9,3 Km, tempo percorrenza 2.30 h, dislivello 200 m.
  2. SAO MIGUEL. Mata do Canario (Sete Cidades): giro circolare, difficoltà facile, estensione 12 Km, tempo percorrenza 3 h, dislivello 550 m in discesa.
  3. Furnas e Lagoa Fogo (Sao Miguel): giro circolare, difficoltà facile, estensione 9,5 Km tempo percorrenza 3 h, dislivello 120 m.
  4. SAO JORGE. Norte Pequeno: giro circolare, difficoltà media, estensione 11 Km, tempo percorrenza 3 h, dislivello 450 m.
  5. Serra do Topo (Sao Jorge): giro lineare, difficoltà media, estensione 18 Km,  tempo percorrenza 2,30 h, dislivello 600 m in discesa.
  6. Salita al vulcano: difficoltà media e tempo di percorrenza tutta la giornata, dislivello circa 1100 m.
  7. Caldeira: giro circolare, difficoltà facile, estensione 7 Km, tempo percorrenza 2.30 h, dislivello poco meno di 200 m.

Ogni isola ha caratteristiche particolari e una sorta di carta d’identità, la permanenza in ogni tappa è stata di 1/2 giorni spesso, però, disturbata dal tempo variabile e non molto clemente…ma immergiamoci nei luoghi: con un volo TAP Portugal arriviamo nel tardo pomeriggio a Terceira (prima isola) e andiamo verso il nostro alberghetto che ci ospiterà una notte. Cena in un tipico ristorantino locale ad Hangra do Heroismo, dominata dal monte do Brasil, passeggiatina nel centro città e subito a letto per il primo giorno di escursione.

Hangra do Heroismo

Hangra do Heroismo

 

Il primo giorno di trekking è incentrato sull’esplorazione di un luogo ricco di vegetazione, conetti vulcanici spenti e paludi che percorreremo in una sorta di giro ad anello, con un’ampia vista sulla zona circostante. Il sentiero è stato costituito su roccette e a tratti sembra una corsa ad ostacoli ma molto bello. Il giro ha impiegato tutta la mattinata, nel pomeriggio abbiamo fatto un’altra bella escursione in un’area vicina chiamata Rocha do chambre, che rappresenta sostanzialmente una vastissima depressione circondata da falesie alte anche un centinaio di metri.

Il percorso si snoda tra salite e discese, si immette dentro i boschi di varia natura e alla fine delle salite prima si intercetta una delle tante scarpate che danno a valle e successivamente nel punto più alto anche la vista fino a mare. La salita è stata a tratti pesante con tempo nuvoloso e qualche segno di pioggia. Speravamo di poter fare un bel bagno nei pressi di Biscoitos, piscine naturali circoscritte da scogli nel lato nord dell’isola. Il tempo alla fine è stato tranquillo, un bagnetto veloce per poi risalire e attraversare l’isola di Terceira e andare nel capoluogo da una costa all’altra. Così tra la cena e una passeggiata notturna, si conclude il primo giorno di trekking facili.

 

Il giorno successivo si passa alla seconda isola: Sao Miguel, da qui ci spostiamo in aereo molto presto e torniamo indietro fino ad atterrare a Ponta Delgada, il capoluogo più grande e urbanizzato dell’intero arcipelago. Dall’aeroporto, molto bello anche se piccolo, ci spostiamo in B&B e subito andiamo in zona Provoacao (Est dell’isola), dove c’è la possibilità di risalire un torrente e di trovare una bella cascata per farsi un bagno rilassante nel laghetto ghiacciato. Scendendo sul tracciato pieno di curve e molto pendente arriviamo sul lungomare per osservare le coste frastagliate. Al ritorno ci immergiamo nella vita notturna di Ponta Delgada tra passeggiate al porto, in centro, mercatini e cena in un tipico ristorante locale.

Il giorno successivo alla volta del settore ovest dell’isola, arriviamo in una zona chiamata Mata do Canario. Si tratta di una vastissima caldera larga alcuni chilometri, con un sistema di laghi al proprio interno e con un percorso ad anello che ti permette di costeggiare gli aspri pendii degli orli di questa caldera.

Le sommità spesso ricoperte dalle nuvole di passaggio creano un’atmosfera misteriosa; una scarpata di centinaia di metri finisce dritta nel lago, percorrendo il sentiero facile ogni 10 m è possibile rivedere i fantastici punti panoramici adatti alla fotografia e alla fine avere la possibilità di scendere a valle e rilassarsi facendo un bagno nelle acque fresche o affittando una canoa.

Proseguendo si risale verso il punto di inizio escursione (se siete stanchi e accaldati dalla giornata potete prendervi un taxi perché la salita è lunga e sull’asfalto) per affacciarsi nella vista più bella della zona, la vista do Rei dove si può ammirare tutto!

 

sete cidades e bagni di biscoitos (sao miguel)

 

cattedrale di ponta delgada (sao miguel)

L’ultimo giorno a Sao Miguel prevede il giro affascinante di due aree vulcaniche molto particolari: Lagoa Furnas e Fogo. Partendo da Ponta Delgada si arriva verso il centro dell’isola in località Lagoa do Fogo, antico centro eruttivo dove persiste la presenza di un bel laghetto, il nostro giro si occupa di fare la circumnavigazione del lago. Facciamo una panoramica abbastanza rapida sull’intera area e dopo qualche ora di macchina arriviamo a Lagoa das Furnas. Qui si ammira la bellezza di un altro lago dentro una caldera e ancora si passa da un’area geotermica molto bella e interessante. Qui i ristoratori locali usano seppellire le loro pentole contenenti gli alimenti e sfruttano il calore terrestre per cuocerli, una cosa davvero originale, ogni pentola ha il nome del ristorante al quale appartiene. Proseguendo il giro ci si immette in una carrareccia che ci fa fare il giro completo del lago, all’incirca un paio di ore e si ritorna al punto base. Nella stessa area troviamo piscine naturali con acque riscaldate a circa 40 gradi e altre vasche a temperature più alte (ovviamente segnalato) dove non è possibile fare il bagno. In questo parco vi è un museo geologico, uno shop e un cafè. Una volta conclusa questa giornata ceniamo in loco e in serata ci avviamo per l’ultima serata a Ponta Delgada, facendo vari stop lungo il tragitto per ammirare la costa.

Il giorno successivo si parte alla volta della terza isola: Sao Jorge.

Con un volo tra le isole approdiamo all’isola di Sao Jorge e andiamo a Velas, la città che ci ospiterà due notti. La sera ci concediamo del relax alla scoperta della città: qualche locale, un unico supermercato, una piazza, qualche negozio e una banca.

Il giorno seguente facciamo un trekking, tra i più pesanti: l’attraversamento dell’isola dalla costa sud a nord, passando per il punto più stretto dell’isola seguendo una pesante salita dal livello del mare fino alla vetta della montagna. Quindi attraversiamo l’area salendo il monte immersi nei boschi e attraverso pendii molto acclivi e scavati da torrenti occasionali. Si scende dall’altro lato della costa, arrivando al livello del mare ci godiamo una meritata tranquillità con birra e aperitivo.

Il giorno successivo dopo una mattinata free a spasso per la città, abbandoniamo Sao Jorge in traghetto per raggiungere l’isola di Pico, l’isola poco distante e dominata dal suo vulcano più alto la montanha do Pico che sembra un imbuto rovesciato, con una forma davvero insolita e particolare. Lasciamo le valigie e andiamo nella costa Sud a fare avvistamento di balene e delfini (circa 3 ore) a largo di Pico. Per cena ci sistemiamo in un localino tranquillo e appartato nel porto di Sao Roque do Pico.

La giornata successiva parte nel migliore dei modi, sole e temperatura gradevole, saliamo in taxi verso la casa da muntanha punto base delle escursioni per la scalata al monte Pico (2351 m). Ma qualcosa cambia, una nuvola nera gigante si sposta velocemente dal mare verso la montagna, l’umidità sale e quella che sembrava essere la giornata perfetta per scalare il vulcano si trasforma in nebbia, vento e pioggerella. Si avvia la camminata ma sfortunatamente le condizioni meteo ci hanno bloccato a metà percorso e costretti a tornare al rifugio.

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

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Giunsi a Skopje, capitale Macedone verso i primi di agosto, faceva un caldo terrificante e la fatica di un viaggio su e giù per Grecia, Turchia, Est Europa, Germania e Balcani, prevalentemente in autostop, si faceva sentire lo devo pur ammettere

Avevo vagabondato a lungo per Romania e Serbia alla ricerca di campi e villaggi rom per fare eccentrici incontri e scatti per reportage che avevo in testa – magari poi qualcosa vi mostrero’ –, e ora che mi trovavo in Macedonia venivo a sapere che il più grande villaggio zingaro era situato proprio ai margini della città in cui ero  da poco arrivato

Conobbi un po’ Skopje, restai qualche giorno, presi alcune dritte su come giungere a Shutka e salii poi su un taxi e gli dissi bene amico portami a questo villaggio gipsy. Per quattro spiccioli quello mi accompagno’ dunque a Šuto Orizari, in arte Shutka, il quartiere di Skopje che ospita circa 50mila gitani provenienti da tutto il mondo. Quando negli anni Sessanta la terra tremo’ in Macedonia, gli zingari del quartiere di Topana dovettero trasferirsi qui, e venne dato vita un progetto di inserimento sociale della comunità gipsy nel normale ordine democratico, giacché gli zingari che iniziarono a confluire da ogni dove si contavano nelle decine di migliaia. Qui a Shutka i rom hanno due canali televisivi, stazione radio, commissariato di polizia, politici rom in parlamento, e la lingua ufficiale del villaggio é il Romani, che é molto probabilmente retaggio di un antico dialetto hindi, patrimonio culturale gitano. C’é anche un gruppo hip-hop, il Shutka Roma Rap, e diverse associazioni che si occupano dell’integrazione gitana nel mondo contemporaneo: una materia delicata per chi non é disposto a trattare su determinati aspetti della propria cultura, per servirne un’altra.

Ho soggiornato a Shutka una decina di giorni, appena sceso dal taxi mi sono recato in esplorazione per il villaggio e chiacchierando con un signore di nome Sebastian ho rimediato l’alloggio per quei giorni che volevo restare: mi ospitava lui, in cambio di qualche miliardo di denari, che é la moneta locale in slang gipsy. Avevo a mia disposizione una stanzetta spartana con finestra sul dirupo umano più colorato e caotico che abbia mai visto. La parte del villaggio dove stava lo zio Sebastian era infatti a ridosso delle case di legno e delle baracche. A Shutka convivono pacificamente migliaia di persone degli strati sociali più diversi, e pure delle religioni più disparate, con prevalenza di musulmani e cristiani evangelisti. La parte alta é la più benestante, ci sono grosse case con cancello e muretti, belle macchine, negozi accessoriati, strade asfaltate ma scendendo invece la situazione si ingarbuglia in decine di stradine sterrate strette dalle quali sporgono catapecchie che paiono essere sopravvissute a immani catastrofi con punte di devastazione urbana davvero mirabili

Dappertutto c’erano bambini, avevo bambini sempre attorno sin da quando son sceso dal taxi. Che volevano, niente stare un po’ con l’alieno, io, non capita spesso che qualche d’uno atterri da quelle parti e decida di restare qualche tempo. Ma tutti a Shutka erano curiosi di chi fossi, e io tranquilli gli dicevo, se voi siete zingari di sangue io lo sono perlomeno di spirito, possiamo dunque vivere in pace, vengo per capire come vivete qui. In più ci buttavo in mezzo due parole in romani e altre due in slavo e quelli vieni amala a bere qualcosa, e mi invitavano da una porta all’altra, e facevo surreali incontri di casa in casa, cosi che ne ho conosciuti molti di zingari di Shutka, e li frequentavo in quei torridi giorni di ferragosto, tra una birra al Gipsy Café e una passeggiata ai bazar, oppure in fondo valle, a portare i cani che c’era un po’ di verde

Sono stato invitato a fare da fotografo in diversi matrimoni, giacché in quel periodo molti gitani si sposano visto che durante l’estate si ha l’exploit di presenze, dunque di baldoria, nel villaggio zingaro più grande del mondo, ed é l’occasione giusta per agghindarsi e mettersi in mostra, per la festa, tra musiche euforiche ed incessanti, tutto orchestrato secondo le leggi e le tradizioni gitane  che impongono quasi, uno stile di vita variopinto ed eccentrico, ma pure ligio ai fondamenti di questa controversa e quasi inafferrabile etnia. Mi volevano bene gli zingari di Shutka, mi si ruppe la macchinetta per barba e capelli, le lamette non le sopporto e non c’era modo di comprarne una nuova, uno dei barbieri del posto mi disse che potevo fare da me quando ne avevo bisogno, entravo mi radevo gli lasciavo qualcosa e me ne andavo, era bello capirsi al volo per una volta con gli altri uomini. Fu poi un buon chavo che mi invitava ogni giorno a merenda, l’amico Remo, a raccontarmi alcune vicissitudini che viveva il popolo nomade per antonomasia, ora che il governo macedone imponeva nelle scuole l’insegnamento di un dialetto Romani scolastico e standardizzato che gigliottinava in questo modo secoli di trasmissioni orali frammentarie e parziali che rendevano cosi errante, misteriosa e dannata la saga gipsy. Noi ci siamo sempre capiti fra noi in giro per il mondo perché siamo furbi, siamo zingari, ora la scuola ci vuole normalizzare, ci vuole rendere stupidi  come tutti gli altri – mi diceva Remo. Ma amico mio voi siete cosi tanti in giro per il mondo, e che io sappia solo qui a Shutka c’é una scuola che si occupa della vostra lingua, gli risposi. Hai ragione sono proprio degli sciocchi, mi preoccupo per niente

Sai, se vai con gli zingari il minimo che ti chiedano in giro o che pensino le persone é che sei andato a rubare o a fare chissà quale oscuro incantesimo, io invece, a Shutka, cosi come nelle tziganie romene, ho bivaccato allegramente, mangiando ridendo e scherzando con ottima gente, che ha condiviso senza problemi quel che aveva con me, che mi ha accettato con serena benevolenza, e che mi ha lasciato nel cuore quella vispa luce negli occhi che non si compra, non si vende e non si mendica, ma che si trasmette di cuore in cuore, di generazione in generazione, come testimonianza di spirito. Quella o ce l’hai oppure no, e io ce l’ho un po’ di mio e un po’ perché me l’han testimoniata i miei amici zingari. Per esempio quella mattina, in cui già stavo ospite da altri ragazzi, mi ero trasferito per conoscere più sfumature del villaggio e della popolazione locale, e uno di  questi mi sveglia e mi dice che c’era da lavorare. Dopo i bagordi della sera prima supposi stesse scherzando all’interno di un incubo che stava diventando sin troppo reale, manifestandosi bifolco  fra le luci già torride dell’alba, ma poi mi guardo’ con quella cispa dannata che hanno loro negli occhi e mi disse senti amala – senti amico, quanti dei tuoi amici hanno lavorato a Shutka con gli zingari a ferragosto?, tentai di rispondere nessuno ma quello già mi aveva porto una tazza di caffé, aggiungendo arripijate frate’ – molti di loro parlano molto bene l’italiano e altre lingue europee –, sarà abbastanza dura oggi, con tanto di cinematografica pacca sulla spalla. Fu la giornata più straziante della mia vita, ho spalato letteralmente un milione di palate di fango e sabbia e fatto su e giù incessantemente per le scale con pesanti sacchi di cemento e mattoni dalla mattina sino al tramonto. I miei gipsy hosts stavano infatti costruendo una casa, quella in cui già dormivo, e io mi trovavo li a dargli una mano, senza riparo da un sole cocente, giurai nella fatica, che perlomeno avrei raccontato questa impresa. Venni anche infatti debitamente pagato, e mi potei ubriacare di alcol, poesie gitane e di vita come nessun Baudelaire avrebbe mai saputo fare

Trascorsi dunque giocondi e festanti giorni in quel di Shutka, facendo esperienze di valore inestimabile che continuo a rivivere e amare di nuovo nelle melodie zingare e balcaniche che m’ascolto di tanto in tanto, é molto importante tessere scene e musica durante i viaggi, mi fanno molta compagnia poi queste cose come certe immagini che ho scolpito nell’anima, quella mia vagabonda che danza pel mondo come i bambini di Šuto Orizari

Claude Novatore

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Ciao a tutti, siamo Chiara e Fabio. Abbiamo il progetto blog “Allemandich in viaggio” (https://www.allemandich.it) che si rivolge a tutti gli appassionati di viaggi, in particolar modo slow. Siamo due camperisti e le nostre mete sono Europee ed Italiane.

 

Il Selciato del Gigante, o Giant’s Causeway, è uno dei luoghi più iconici d’Irlanda, sospeso tra mito e realtà.

La leggenda narra che tanto tempo fa, sulle coste dell’Isola di Smeraldo, abitasse il gigante Finn McCool insieme a sua moglie. Finn un bel giorno entrò in disputa con il gigante scozzese Angus per stabilire chi dei due fosse il più forte, pur non essendosi mai incontrati di persona, e si mise quindi all’opera per costruire una lunga strada fatta di immensi blocchi di basalto per poter raggiungere il rivale. Quando ne intravide la sagoma in lontananza, tuttavia, si fece prendere dal panico e corse di nuovo verso casa, dove pregò la moglie di aiutarlo a nascondersi. La moglie così fece: lo travestì da bebè e gli disse di sdraiarsi all’interno di una grande culla. Quando Angus venne a bussare alla loro porta, chiedendo dove fosse Finn per poter dare inizio allo scontro, la moglie disse che non sapeva dove fosse il marito, e che lei doveva occuparsi del loro infante. Angus si sporse sopra la culla…e incontrò lo sguardo del bebè più grande che avesse mai visto. E se il figlio era così, chissà come doveva essere immenso il padre…! Il gigante, terrorizzato, corse via, e per far sì che Finn non potesse più raggiungerlo distrusse il sentiero che collegava Irlanda e Scozia.

C’è chi dice invece che il selciato sia stato costruito da Finn per raggiungere la sua amante scozzese…Ma non lo sapremo mai. Quello che sappiamo per certo, però, è che in Scozia possiamo realmente trovare  formazioni basaltiche simili a quelle irlandesi, per la precisione presso l’Isola di Staffa e la grotta di Fingal.

Le formazioni basaltiche più caratteristiche del Selciato

Ovviamente la cosa più iconica se parliamo del Giant’s Causeway è il complesso di circa 40.000 colonne basaltiche di cui abbiamo parlato in precedenza: grossi blocchi di forma prismica a base esagonale, anche se non mancano formazioni con più o meno lati. Raggiungono altezze diverse e dalla costa si spingono fin dentro l’oceano, e i turisti possono scalarle in modo agevole facendo però attenzione alle superfici scivolose e ai venti che spesso spazzano con forza la zona. La forma estremamente regolare di queste strutture basaltiche, così perfetta da sembrare davvero scolpita da mani umane, si deve in realtà ad un’eruzione vulcanica avvenuta tra i 50 e i 60mila anni fa.

Blocchi a parte, vi sono anche altre formazioni rocciose degne di nota: lo Stivale del Gigante, dalla forma appunto di una calzatura; l’Organo, con imponenti strutture rocciose verticali, simili proprio alle canne di un organo; la Gobba del Cammello, una formazione che ricorda il profilo di un cammello disteso.

Le varie particolarità del luogo e le formazioni più degne di nota sono spiegate nel dettaglio dalle audioguide che vi saranno consegnate al momento di fare il biglietto.

Il Centro Visitatori e i vari circuiti

Prima di addentrarvi lungo il Selciato del Gigante dovrete necessariamente passare per il Centro Visitatori: si tratta di un complesso moderno, con punti ristoro, punto shopping e vendita dei biglietti. Qui potrete, come detto prima, noleggiare anche le audioguide. Subito fuori dal Centro inizia la vostra passeggiata ma, se siete pigri, potrete raggiungere il Selciato con comode navette shuttle gratuite. La durata della camminata, invece, dipenderà dal tipo di circuito turistico che desiderate percorrere: ce ne sono ben 4, dal più semplice al più complesso dal punto di vista escursionistico. Il più breve è completamente su strada pianeggiante, e vi porterà a visitare solo alcune delle formazioni più famose. È tuttavia percorribile anche dalle persone più anziane o meno allenate. Il secondo percorso è un po’ più esteso, ma sempre su terreno pianeggiante.

Per vedere da vicino l’Organo, invece, dovrete per forza di cose avventurarvi lungo un sentiero un po’ più impegnativo, che vi porterà a salire più in alto e che quindi vi richiederà uno sforzo maggiore. Niente di infattibile però: si tratta sempre di una breve passeggiata, ed è adatta anche a persone non particolarmente allenate.

L’ultimo percorso del circuito è invece quello di durata e complessità maggiori, ma resta comunque fattibile. L’unica parte realmente faticosa è la scalinata che dovrete salire per raggiungere la cima del promontorio, più che altro perché non è troppo larga, è ripida e i gradini non sono regolari…Con un po’ di cautela e di fiato, però, raggiungerete la vostra meta, e da qui potrete rimirare dall’alto tutta la zona. Lo spettacolo è magnifico, e se troverete bel tempo sarete testimoni sicuramente di un magnifico gioco di contrasti tra il blu del cielo e del mare e il nero delle formazioni basaltiche…Ma noi non abbiamo avuto questa fortuna.

La zona è anche popolata da numerosi esemplari di flora e, soprattutto, di fauna, in particolar modo uccelli marini.

Il Selciato del Gigante: come raggiungerlo e altre informazioni utili

Il Giant’s Causeway è comodamente raggiungibile sia con mezzi propri, che potrete posteggiare nell’ampio parcheggio in prossimità del CentroVisitatori e il cui costo è compreso nel prezzo del biglietto, oppure con mezzi pubblici; numerosissimi inoltre i tour organizzati che vi porteranno qui.

 

L’ingresso è consentito a partire dalle ore 09.00, mentre gli orari di chiusura dipendono dai mesi dell’anno:

– gennaio, novembre, dicembre : 09.00 – 17.00

– febbraio, marzo, ottobre: 09.00 – 18.00

– aprile, maggio, giugno, settembre: 09.00 – 19.00

– luglio, agosto: 09.00 – 21.00

 

In generale prevedete una visita di 2-3 ore, specie per i circuiti più lunghi.

Il costo è attualmente di 8.50£ per gli adulti, 4.25£ per i bambini e 21£ per le famiglie.

Alcuni percorsi sono accessibili anche ai disabili e ai bambini in passeggini e carrozzine.

I cani sono ben accetti, purché tenuti al guinzaglio e adeguatamente controllati.

Contatti: Bushmills BT57 8SU, Irlanda del Nord

+44 28 2073 3419

Sito Web Ufficiale: www.giantscausewayofficialguide.com (sito in inglese)

 



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Quante persone durante l’anno sognano di pianificare un viaggio per l’Islanda in estate, cercando di curare tutto nei minimi dettagli, risparmiando tempo, fatica e soldi, anche sperando in un clima gradevole e meteorologicamente tranquillo per godere di tutte le meraviglie assolute che quest’isola offre: vulcani, geyser, ghiacciai immensi, cascate e distese, fiumi e bagni termali.

Beh… l’itinerario (pianificato a mio parere nel migliore dei modi con un gruppo di 30 persone più 2 docenti dell’Università di Catania e della Calabria nell’ambito di escursioni didattiche per l’insegnamento di vulcanologia regionale) proposto, facile e adatto a tutti, della durata di 12 giorni, comprende l’arrivo nella capitale, la traversata centrale verso Nord, la costa Nord, la traversata di ritorno verso Sud, la costa e il ritorno alla capitale, passando e avventurandosi tra distese sabbiose vaste, cascate, laghi, ghiacciai, vulcani e anche immergendosi per qualche bagnetto caldo.

Questa piccola guida si propone di descrivere paesaggi, relax, punti di vista, consigli utili, tempi e difficoltà dei trekking nell’ambito del nostro viaggio, come una sorta di programma.

Tappe principali:

L’arrivo a Reykjavik alle 1.10 circa (ora locale), sancisce l’inizio della nostra esperienza.

Reykjavik

GIORNO 1: Reykjavik-Thingvellir national park-Laugarvatn-Gulfoss-Geysir-Kerlingarfjoll

Difficoltà: FACILE – Durata: 1/1.30 ora per luogo

Primo giorno di trekking leggeri e facili a Thingvellir, zona che attraverso le sue fratture rappresenta, dai grossi e alti muraglioni di basalto, l’area dove divergono le due placche tettoniche principali (Nord America ed Europa) che si vanno allontanando lentamente e dove si può fare un giro con percorso segnalato.

La giornata prosegue a Gullfoss, poco distante da Thingvellir dove si può ammirare una maestosa cascata e mediante un sentiero tracciato si può arrivare ad una piattaforma naturale per ammirare e sentire ancora più da vicino la forza della natura.

Al ritorno la giornata finisce a Geysir con visita dello Strokkur, il famoso geyser che ritmicamente ogni 5/7 minuti mediamente, si ricarica e genera questi getti di vapori improvvisi che affascinano per bellezza, potenza e dinamica. La sera ci spostiamo verso il centro per la traversata, in un’area chiamata Kerlingarfjoll, tra i due ghiacciai di Langjokull e Hofsjokull, dove passeremo due notti.

I primi 3 luoghi fanno parte dell’area chiamata Circolo d’oro.

Gullfoss

Gullfoss

GIORNO 2: Kerlingarfjoll

Difficoltà: MEDIO-DIFFICILE – Durata: il nostro giro ha impiegato circa un 5/6 ore

Passata la prima notte a Kerlingarfjoll, il programma è scalare le vette delle montagne ossidianacee, perciò in fila indiana dopo una leggera salita tra i nevai, si può osservare un’area geotermica adiacente e un panorama a 360 gradi di ghiacciai e table mountains. La salita della vetta è impegnativa, tra ghiaccio e neve, ci siamo aiutati con la piccozza, perciò va affrontata lentamente, cercando di non perdere lo slancio. La salita medio-difficile è fattibile anche dai meno esperti, arrivati in vetta si gode di un bel paesaggio.
Successivamente abbiamo scalato le altre due vette  (abbastanza facili e in poco tempo) fino a godere della vista dei 3 ghiacciai Langjokull, Hofsjokull e Vatnajokull. Una breve pausa e si visita l’area geotermica di Kerlingarfoll subito adiacente (in circa un’ora) osservando le varie formazioni di lave alterate e fumarolizzate con i diversi colori.
Rientro nelle nostre splendide casette dai tetti aguzzi e via alla nostra finta seratina giovane.

Ah… dimenticavo di dirvi che in estate in Islanda non c’è mai buio. Le giornate più lunghe sono tra la fine di Giugno e l’inizio di Luglio, la luce è simile a un tramonto verso mezzanotte.

Kerlingarfjoll

GIORNO 3: Hveravellir-Husavik-Godafoss waterfall-Myvatn area

Difficoltà: FACILE

Oggi nessuna escursione, ma visite e un po’ di divertimento. Proseguiamo verso Nord, dopo 2/2.30 ore si arriva ad Akureyri per fare la spesa, fermata di un’oretta ad ammirare le cascate di Godafosse si prosegue per Husavik nella costa Nord, tre ore di whale whatching e nel pomeriggio arriviamo al lago di Myvatn. Il nostro ostello hraunbrun Guest House a Reykjahlid, dove passeremo due notti, è molto bello, attrezzato, comodo ed accogliente.

Godafoss

GIORNO 4: Area di Krafla e Myvatn

Difficoltà: FACILE – Durata: intera giornata.

Partenza da Reykjahlid, trekking prima sul cratere Viti del Krafla (eruzione 1977-1984) con lago al suo interno, giro del cratere, visita dell’area fumarolizzata adiacente e panorama bellissimo sui tablemountains. Nel pomeriggio divertente camminata sul campo lavico di Leirhnjukur, visita al campo geotermico adiacente e possibilità anche di effettuare bagni termali a Jarbodin, ma noi abbiamo percorso una frattura spettacolare, saliti sulla caldea di Hverfjall, goduto di una splendida vista sull’area di Myvatn e ci siamo immersi nel labirinto di lava di Dimmuborgir.

Cratere Viti

GIORNO 5: Dettifoss-herdubreid-caldera di Askja-Holurhaun (er.2014)

Un’ora sull’Holurhaun e 2 orette ad Askja bastano (magari di più ad Askja se si vuole fare un bagno nelle

Askja

acque calde del cratere).

Cascate di Dettifoss

La traversata centrale al ritorno comprende la visita alle cascate di Dettifoss, bellissime e con un unico e ampio salto, dove non si vede il fondo e sono facilmente raggiungibili dalla strada. Dopo 3 ore abbondanti di bus, ci dirigiamo a Herdubreid, considerata la montagna islandese per eccellenza. La giornata continua scalando prima le lave dell’Holurhaun (frattura lineare del Bardarbunga. er. 2014) più a sud/est, accanto ad Askja e alla fine a circa 60 km

Cascate di Dettifoss

di distanza (due ore di strada dall’Herdubreid) la caldera di Askja,  vasta e parzialmente innevata, larga parecchi chilometri con un lago con acque calde al suo interno, ottimo per ammirare il tramonto in maniera rilassante in un clima prettamente artico con 5 gradi fuori e 40 a mollo. A fine giornata (circa le 1.30 di notte) torniamo a Herdubreid al nostro hut a dormire.

 

GIORNO 6: Herdubreid

Difficoltà: FACILE – Durata: 4/5 ore

Panorama ad Herdubreid

Semplicissima escursione fin sotto l’Herdubreid, camminando sulle lave e ammirando paesaggi sabbiosi e alcune formazioni vulcanologiche. Pomeriggio e serata estremamente tranquilli, ammirando il tramonto alle 00.30 circa tra le nuvole nell’orizzonte. Una delle tante giornate molto variabili e ventose.

GIORNO 7: Sprengisandur

Tutta la giornata è stata impiegata per fare gran parte della traversata centrale verso sud, attraverso una zona compresa tra i due ghiacciai del Vatnajokull e Hofsjokull chiamata Sprengisandur, perchè è una vasta distesa di ceneri e roccette di dimensioni sabbiose. La traversata è ancora lunga e sostiamo per la notte in un bivacco per strada: hut of hiking association nella valle di Nyjadalur.

GIORNO 8: Landmannalaugar

La prima parte della giornata è tutta incentrata sul raggiungimento di Landmannalaugar, si tratta di un altro giorno di viaggio. Il nostro rifugio è bellissimo e attrezzato accanto ad un area camping. Si può fare una breve escursione di un’ora per vedere il bagno termale e la grande piana con una bella colata ossidianacea che passa per fiumi, laghi e montagne colorate. In certe zone è anche possibile ammirare aree fumarolizzate, sublimati di zolfo e un insieme di fiumi che si intrecciano nella piana. Nessuna difficoltà da tutti i punti di vista.

GIORNO 9: Landmannalaugar

Difficoltà: MEDIA – Durata: 6/7 ore (anche a seconda della preparazione del gruppo)

Trekking tra le montagne ossidianacee, colorate e innevate, si possono osservare in lontananza il vulcano Hekla e la vetta più alta della zona, il Torfajokull. Il programma prevede salite e discese per queste montagne tra le più famose al mondo, tra le aree fumarolizzate, campi geotermici e vasti nevai. Il trekking è molto bello ma il meteo molto variabile: sole, vento e pioggia. Tornati a valle ci godiamo una bella doccia e una giocata a carte all’esterno del rifugio, sotto il sole. Possibilità di farsi un bagno termale.

Landmannalaugar

GIORNO 10: frattura Eldja’

Difficoltà: FACILE – Durata: 1/2 ore

Da Landmannalaugar, due ore di strada per la frattura di Eldja, un insieme di fratture lineari facenti parte dell’area Est, un rift lungo 18 Km dove è possibile percorrere una parte del tragitto fino ad arrivare ad una fantastica cascata Ofaerufoss waterfall.

In seguito si continua verso Sud, ammirando il ghiacciaio del Myrdalsjokull con il vulcano Katla. Qui si può vedere anche il ghiacciaio dell’Eyjafjallajokull e il suo vulcano Eyjafjoll (eruzione 2010), in un unico complesso con il già citato vulcano Katla. In zona è possibile visitare la costa di Vik, i puffins a Dyrholaey (seguendo un brevissimo percorso sulla costa) e in lontananza si possono osservare le isole Westmann. Sulla strada per Hella (ultimo stop, dove trascorreremo l’ultima notte) consiglio vivamente di fermarsi a Skogafoss, una bellissima cascata con un unico ed ampio salto e Seljalandsfoss. Consiglio anche qualche foto-stop sulla strada per Hella, per fotografare i vulcani Eyjafjoll, Katla, Hekla e le isole Westmann.
La nostra giornata finisce ad Hella in un piccolo ostello lungo il fiume; in zona è possibile visitare ilLava Centre, museo vulcanologico e molti altri musei ricadenti all’interno del Katla Geopark, sia come attrazioni che come centri informazioni.

Cascata Ofaerufoss

Cascata Ofaerufoss

GIORNO 11: Hella-Reykjavik

Purtroppo questo è il nostro ultimo giorno pieno, la mattina sarà dedicata alla capitale a due ore piene da Hella. Si trascorre la mattinata lungo la via principale di Reykjavik, tra bancarelle e negozi di souvenir, visitiamo la bellissima cattedrale che è una meta imperdibile per la sua architettura che diventa sempre più appuntita verso l’alto. A pranzo un bel panino accompagnato dalla famosa birra Viking e nel pomeriggio una bella nuotata nella piscina comunale (si consiglia Blue Lagoon più a sud, nella penisola di Reykjanes verso l’aeroporto di Keflavik).

Prima del ritorno in aeroporto, cena in un ristorante tipico e poi il bus di ritorno in modo di essere a keflavik per il volo notturno. Dopo circa tre quarti d’ora si arriva all’aeroporto di Keflavik e purtroppo dobbiamo salutare l’ultimo tramonto islandese dopo un commuovente discorso finale da parte dei viaggiatori.

Seljalandsfoss

Seljalandsfoss

 

Cattedrale di Cristo Re, Reykjavik

Questo viaggio richiede grande spirito di adattamento da parte di tutti per poter vivere appieno tutti gli aspetti di questo paese.
Essendo un viaggio avventuroso, bisogna pianificarlo ma allo stesso tempo partire con la consapevolezza che non si sa bene quello che si troverà: dal meteo al dove e se dormirete.
Importante per la traversata centrale è fare la spesa per almeno due volte: ognuna con riserve per 3/4 giorni, una a Reykjavik per l’inizio della traversata e un’altra ad Akureyri (costa Nord) per la seconda parte della traversata, oppure anche a Reykjahlid (ci sono un paio di supermercati, ma ho letto che BONUS è il più economico perché i prezzi in Islanda sono davvero alti).
Che tu ci vada in Jeep, mountain bike (più divertente secondo me), bus o quant’altro, ci si deve sapere adattare al massimo e vivere quei giorni in maniera molto selvaggia. Questo viaggio non è adatto a tutti ma insegna proprio come vivere l’isola. Il prossimo viaggio in Islanda ho deciso di farlo sostando in tenda, ancora più selvaggio e avventuroso. Auguro a tutti di fare questo tipo di avventure perchè ne vale la pena sotto tutti i punti di vista.
Quanto scritto sopra è l’itinerario che ho fatto con il mio gruppo di colleghi e i nostri professori, si propone come una guida da poter seguire con una serie di consigli su dove andare, per chiunque voglia intraprendere un viaggio in questi posti meravigliosi.

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

 




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Sebbene quel giorno del 30 luglio, facesse molto caldo in tutta l’area etnea, ho deciso insieme ad alcuni amici di proporre un itinerario di scalata dalle pendici del monte Etna (partendo da quota 1700 m circa), arrivando fino ai crateri sommitali (3300 m) e chiudendo un gran bel percorso ad anello attraversando bivacchi, colate antiche e recenti, coni spenti, lunghe distese di lava, sabbioni e aree fumaroliche. Il tutto accompagnato da una splendida vista del paesaggio circostante da 2000 m in su. L’itinerario che ho proposto è poi seguito in due giorni. Fu molto bello, ricco, interessante ma anche se vogliamo, pesante con un finale: una bella birra in mano al rifugio Sapienza.

 

GIORNO 1: Catania – bivacco Galvarina 1800 m

CENTRALE DI DEGASSAZIONE

centrale di degassazione

Prendiamo il bus che da Catania ci porta sotto il rifugio Sapienza a quota 1700 m e una volta scesi dal bus ci avviamo a piedi verso il bivacco dove passeremo la notte percorrendo un sentiero che attraversa numerose colate, boschi di faggi e pini con varietà endemiche dell’Etna e camminiamo all’ombra. Proseguiamo per il percorso e tra un discorso e l’altro osserviamo vari bivacchi, rifugi, hotel immersi nei boschi, giardinetti e immensi prati. Da qui, nelle zone meno boscose si osserva anche in certi scorci l’Etna e il suo pennacchio fumante.

Proseguendo con un paio di ore di cammino passiamo da panorami che ci permettono di vedere alcuni paesi pedemontani del lato occidentale a panorami con fitta vegetazione, nel frattempo si può osservare con l’occasione delle giornate più chiare e limpide, anche le Madonie, la Sicilia Centrale e se si è fortunati anche le Isole Eolie.

Arrivati al rifugio, chiamato Galvarina, apriamo le porte e posiamo zaini e tutto ciò a terra, sistemiamo, puliamo il rifugio e usciamo i panini per pranzare. Una bella “panzata” di sonno post pranzo e per passare il pomeriggio decido di fare una esplorazione della zona anche per non fare troppo tardi e accendere il fuoco per la notte.

Ci aggiriamo per la zona (io ne approfitto per far foto e raccogliere campioni di rocce) ed esplorando un’area bella larga, ma sempre senza particolari difficoltà, comincia a farsi tardi e rientriamo alla base. In bivacco, ci accingiamo a raccogliere legna e nel tardo pomeriggio mentre sistemiamo cena e fuoco arrivano un gruppo di 20 ciclisti e 2 famiglie e con loro condivideremo il bivacco e tutto il resto.

La sera, insieme a tutte queste persone, è stato molto divertente, all’insegna dei giochi, canti e balli tutto intorno al fuoco all’interno del bivacco, una cosa veramente bella, stupenda… Non saprei perché è stata una serata così bella, forse lo spirito di gruppo e della condivisione?

Nel frattempo tra loro persone meno informate sulla storia vulcanologica e culturale dell’Etna, ne approfitto per raccontare di viaggi ed esperienze anche a carattere scientifico oltre che le mie esperienze col club alpino e qualcuno si interessa a tal punto di voler organizzare qualche escursione in futuro.

Tra giochi, racconti e il resto, arriva la mezzanotte e si va a dormire, il giorno dopo si prevede molto intenso e faticoso

complesso del sud est con sullo sfondo la zona di torre del filosofo (2900 m) e in secondo piano la piana di catania

complesso del sud est con sullo sfondo la zona di torre del filosofo (2900 m) e in secondo piano la piana di catania

GIORNO 2: bivacco Galvarina 1800 m, Cratere centrale 3300 m e piano Vetore 1700 m

Ore 6.30 sveglia, una colazione veloce giusto per reintegrare qualcosa e si parte. Proseguiamo per 1,5 Km verso Sud per andare a prendere il sentiero CAI che ci porterà al cratere. Imboccandolo si passa prima da vallate scavate da torrenti occasionali a fitte zone alberate con colate antiche e recenti: alte, ampie e spesso difficili da attraversare. Più su, a circa 2700 m, passiamo ad una zona con astragalo etneo che cresce ben saldo sui sabbioni e un miliardo di grilli che saltellano dappertutto che ci disturbano molto insieme al caldo afoso che ci accompagna ormai da due giorni. Facciamo una breve sosta su un costone, io mangio frutta per dissetarmi e il mio collega mangia tutte quelle merendine della decathlon. Il sole cocente più il vento ci costringono ad accorciare i tempi della pausa, io già arrostito e stanco mi rimetto lo zaino in spalla e risaliamo.

Percorriamo un canalone sabbioso in salita (cosa da pazzi) e costeggiamo la colata più recente dell’inverno scorso. Salendo con tanta fatica arriviamo a dover oltrepassare la colata per raggiungere un nostro amico e il sentiero che ci porterà sul tetto della Sicilia. Oltrepassare quella colata significava avere un buon equilibrio sui massi metrici incoerenti e soggetti a continue ricadute; spostarsi spesso con un solo piede per centinaia di metri e a fatica arrampicarsi per diversi metri lungo le vallate che si trovavano… Alla fine siamo riusciti a passare nell’altra sponda e proseguire così verso il cratere centrale.

Ultima sosta alla base del Cratere, per dissetarci e alle 14.30 comincia l’ascesa agli ultimi 300 m in salita per arrivare al top. Proseguendo lungo la salita a passo lento e costante, scen

dono verso la nostra direzione guide e turisti al seguito, dialoghiamo un attimo sul motivo del nostro allenamento alla montagna e continuiamo a salire finché alle 15 arriviamo tutti insieme sull’orlo di uno dei crateri centrali del vulcano, tra sublimai di zolfo e calcio, fino al rosso del ferro. Qui tra complimenti e festeggiamenti, ci facciamo una bella passeggiata tra Voragine e Bocca Nuova, i due crateri immediatamente davanti e in più la vista su un altro cratere che degassava parecchio. Ci facciamo foto, discutiamo e mangiamo qualche snack, lassù in quel lasso di tempo di mezz’ora, non era passato più nessuno e quindi noi ci siamo goduti al massimo quel momento.

 

Abbiamo apprezzato tutti i cambiamenti che aveva subito il cratere nel corso del tempo dopo le recenti attività, abbiamo pranzato e passeggiato per un centinaio di metri ma sole, vento e puzza di zolfo, che arrivava dalle fumarole, ci costringeva a stringere i tempi e a proteggerci bene il viso.

Continuando la passeggiata, siamo passati dal cratere di sud/est (l’ultimo) e con calma abbiamo fantasticato sulla nostra volontà e sulla folle speranza che avvenisse una eruzione in quel momento, da quel cono distante da noi meno di 100 m. Una idea semplicemente pazza!

Così fatte quasi le 16 cominciamo a scendere giù per i canaloni sabbiosi (le mie scarpe strappate al massimo!), rifacciamo un pezzo del percorso dell’andata solo che dopo l’attraversamento della colata più vicina, deviamo per la zona Montagnola – crateri 2001, imbocchiamo stanchi e soddisfatti l’ultimo canalone fino a raggiungere, dopo la bellezza di circa 3 ore, il rifugio Sapienza.

È ormai pomeriggio inoltrato e alle 19 arriviamo in macchina ammirando alle nostre spalle l’intensa degassazione, ci salutiamo e prendiamo la strada di casa.

Si è trattato dell’escursione più bella, paesaggisticamente parlando, passando come detto prima da una vegetazione varia, ampia e rigogliosa a a paesaggi geologici-vulcanologici eccezionali in circa 10 ore di trekking. Alla fine abbiamo totalizzato la bellezza di circa 1600 m di dislivello tutto in salita.

 

Gran bella escursione, gran bella giornata!

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

Per raggiungere l’Etna si può usare anche il pullman della compagnia AST,  sul sito (http://www.aziendasicilianatrasporti.it) si può effettuare una ricerca, ma l’orario generalmente é:

Partenza da Catania: ore 8:15 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

Partenza dall’Etna: ore 16:30 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

 

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Non solo Parigi è la città dell’amore, Ogni realtà ho città ha il suo lato romantico. Basta saperlo trovare.

Una di queste è Valencia che per molti è sinonimo di mare e movida ma, in realtà, la destinazione ha molto da offrire e, complice il suo clima sempre mite, anche l’inverno è una stagione indicata per avventurarsi alla scoperta delle sue innumerevoli attrazioni e regalarsi un viaggio per san Valentino può essere un’esperienza indimenticabile

Valencia, una città per innamorati, per chi ama vivere all’aria aperta, può iniziare il tour (romantico) con un bel giro in barca.

Alle porte della città, a deliziare i vacanzieri alla ricerca di una via di fuga dal caos è il Parco Naturale dell’Albufera: a fare la differenza è il suo paesaggio caratterizzato da spiagge selvatiche di dune, boschi e risaie.

E’ possibile noleggiare una bicicletta per visitare i Giardini del Turia, polmone verde di Valencia. Il parco, uno spazio di circa 9km di vegetazione è possibile recuperare il contatto con la natura, ammirare la scenografica fontana sita davanti al Palau de la Musica e ancora la Città delle Arti e delle Scienze, complesso architettonico firmato Santiago Calatrava.

Da non perdere il Mercado Central, bello da vedere e da vivere tanto dall’esterno, è infatti ospitato in un bellissimo edificio modernista, quanto all’interno caratterizzato da vetrate colorate, colonne e, ovviamente, una ricca varietà di prodotti.

Non può mancare una cena o un pranzo romantico, a nord della Marina Real Juan Carlos è possibile regalarsi un pranzo con vista mare. Il ristorante Panorama, , oltre a conquistare il palato con ricette squisite, delizia la vista con la sua terrazza panoramica. I più esigenti, che puntano sempre in alto, possono sperimentare il piacere di una cena sotto le stelle.

 

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La stagione migliore per una vacanza a Londra è la primavera. La città si risveglia e si mostra in tutto il suo splendore, abbandonando le fredde temperature invernali. I grandi parchi fioriscono e sono uno spettacolo da non perdere. Tuttavia, trovare dei voli economici per Londra in questo periodo può essere complicato. Il periodo migliore per prenotare dei biglietti aerei per Londra convenienti è tra ottobre a marzo, nonostante il famoso tempo londinese, piovoso e ventoso.

Quali compagnie aeree offrono voli per Londra?

Le compagnie aeree che operano voli per Londra sono numerose. Tra le più importanti, le compagnie di bandiera europee come Alitalia, British Airways e Iberia. Ma si possono trovare tanti voli low cost per Londra grazie a Ryanair, EasyJet o Vueling, che offrono voli diretti molto economici, ma che spesso hanno delle limitazioni nel trasporto dei bagagli e alcuni servizi a pagamento.

Come raggiungere il centro città dall’aeroporto?

Sono cinque gli aeroporti che interessano la zona di Londra. Il principale è quello di Heathrow, collegato direttamente con la linea blu della metro, che raggiunge il centro in circa un’ora di viaggio.

Come muoversi a Londra?

I principali trasporti a Londra sono la metropolitana, meglio conosciuta come “Tube”, e i bus rossi a due piani. Anche se spesso, visto che le attrazioni turistiche sono abbastanza concentrate, è più semplice fare due passi a piedi. Per utilizzare i trasporti pubblici è consigliabile acquistare una Oyster card, una carta prepagata che consente di viaggiare sia sulla Tube che sugli autobus, risparmiando e velocizzando le procedure di entrata e uscita dalla metro.

Serve il passaporto/visto per visitare Londra?

La recente uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non ha per ora avuto ripercussioni sulla documentazione necessaria per i voli per Londra.

 

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Forse una delle circostanze in cui ammirare lo splendore della natura come il rosso della colata e il nero della notte che si contrastano a vicenda per dare spettacolo a migliaia di turisti è andare su un vulcano attivo. Parlo della colata del primo aprile 2017 che fuoriuscendo da una frattura sotto i crateri centrali dell’Etna a quota circa 3050, si riversò a valle scendendo dolcemente fino ad arrivare alla stazione della funivia.

Quella notte stavo salendo per la miliardesima volta sull’Etna, dopo un pomeriggio passato a osservare le telecamere termiche in montagna, e parcheggiando la macchina al Rifugio Sapienza (Etna Sud) con un mio collega, ci incamminammo verso le quote sommitali nel bel mezzo della notte, al chiaro di luna. Dopo 3 ore di salita intercettiamo la colata e ci arrampichiamo tra le rocce per raggiungere il fronte.

Una volta arrivati, dopo averla guardata in tutto il suo splendore e ammirata nel silenzio, abbiamo deciso prima di sederci e consumare un panino e dopo abbiamo cominciato a contornarla tutta per fotografarla, partendo dal suo punto più basso dove abbiamo visto più volte come avanzava e il rumore che faceva mentre andava giù, poi piano piano decidiamo di continuare a salire e ci avventuriamo a 2 metri dalla colata dove le parti marginali sono ancora più o meno calde. Il rossore e calore che questa emanava era sempre più forte; continuando a salire notiamo come la colata diventava sempre più “infernale”.

Purtroppo in cima non ci siamo arrivati per via dell’orario ma abbiamo appurato che l’attività effusiva sarebbe continuata ancora qualche giorno, forse con minore intensità ma sarebbe continuata, quindi decidiamo di scendere verso il Rifugio Sapienza costeggiando ancora la colata. A guardarla dal basso verso l’alto si notava proprio come fluiva e come le parti esterne erano sempre più scure per via del raffreddamento, mentre le parti interne ancora calde si spostavano molto velocemente e donavano un rossore che miscelato col nero della notte davano un tocco tipicamente “vulcanico” ma fuori dal normale, qualcosa di veramente impossibile da descrivere.

Man mano che scendiamo lungo le ripide discese ci allontaniamo dalla colata (anche per via dell’orario) e ci dirigiamo verso la macchina. Il tempo sembra passare velocemente, ed in effetti è così. Quando arriviamo in macchina tra me e il mio collega, accendendo il motore della sua macchina, ci promettiamo di ritornare la sera successiva, perché ammirare la colata al tramonto e durante le prime ore della sera, è qualcosa di indescrivibile!

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

 

Per raggiungere l’Etna si può usare anche il pullman della compagnia AST,  sul sito (http://www.aziendasicilianatrasporti.it) si può effettuare una ricerca, ma l’orario generalmente é:

Partenza da Catania: ore 8:15 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

Partenza dall’Etna: ore 16:30 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

 



 

 

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