La Valle d’Aosta è una regione autonoma a statuto speciale, si tratta della più piccola  Regione del nostro paese è anche la meno popolata d’Italia,  nel suo territorio accoglie una grande varietà di aspetti che la rendono una meta da sempre molto apprezzata.
Aosta è il capoluogo di regione e tutti i paesi della Valle sono caratteristici con tratti prettamente montanari, sono presenti numerosi castelli molto suggestivi.

La Valle D’Aosta grazie alle catene montuose presenti, alcune delle quali perennemente innevate,  si presta l’inverno come  vero e proprio  paradiso degli sport invernali.

Nella Regione si trovano alcune delle vette più prestigiose delle Alpi: il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino ed il Gran Paradiso senza dimenticare le più mondane Courmayeur e Cervinia, la Valle offre circa 900 km di piste da discesa e 300 km di piste da fondo.

Per rilassarsi durante una pausa dalle piste di sci o fondo non può mancare  fare un salto alle Terme di Pré-Saint-Didier o alle Terme di Saint Vincent.

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Quante persone durante l’anno sognano di pianificare un viaggio per l’Islanda in estate, cercando di curare tutto nei minimi dettagli, risparmiando tempo, fatica e soldi, anche sperando in un clima gradevole e meteorologicamente tranquillo per godere di tutte le meraviglie assolute che quest’isola offre: vulcani, geyser, ghiacciai immensi, cascate e distese, fiumi e bagni termali.

Beh… l’itinerario (pianificato a mio parere nel migliore dei modi con un gruppo di 30 persone più 2 docenti dell’Università di Catania e della Calabria nell’ambito di escursioni didattiche per l’insegnamento di vulcanologia regionale) proposto, facile e adatto a tutti, della durata di 12 giorni, comprende l’arrivo nella capitale, la traversata centrale verso Nord, la costa Nord, la traversata di ritorno verso Sud, la costa e il ritorno alla capitale, passando e avventurandosi tra distese sabbiose vaste, cascate, laghi, ghiacciai, vulcani e anche immergendosi per qualche bagnetto caldo.

Questa piccola guida si propone di descrivere paesaggi, relax, punti di vista, consigli utili, tempi e difficoltà dei trekking nell’ambito del nostro viaggio, come una sorta di programma.

Tappe principali:

L’arrivo a Reykjavik alle 1.10 circa (ora locale), sancisce l’inizio della nostra esperienza.

Reykjavik

GIORNO 1: Reykjavik-Thingvellir national park-Laugarvatn-Gulfoss-Geysir-Kerlingarfjoll

Difficoltà: FACILE – Durata: 1/1.30 ora per luogo

Primo giorno di trekking leggeri e facili a Thingvellir, zona che attraverso le sue fratture rappresenta, dai grossi e alti muraglioni di basalto, l’area dove divergono le due placche tettoniche principali (Nord America ed Europa) che si vanno allontanando lentamente e dove si può fare un giro con percorso segnalato.

La giornata prosegue a Gullfoss, poco distante da Thingvellir dove si può ammirare una maestosa cascata e mediante un sentiero tracciato si può arrivare ad una piattaforma naturale per ammirare e sentire ancora più da vicino la forza della natura.

Al ritorno la giornata finisce a Geysir con visita dello Strokkur, il famoso geyser che ritmicamente ogni 5/7 minuti mediamente, si ricarica e genera questi getti di vapori improvvisi che affascinano per bellezza, potenza e dinamica. La sera ci spostiamo verso il centro per la traversata, in un’area chiamata Kerlingarfjoll, tra i due ghiacciai di Langjokull e Hofsjokull, dove passeremo due notti.

I primi 3 luoghi fanno parte dell’area chiamata Circolo d’oro.

Gullfoss

Gullfoss

GIORNO 2: Kerlingarfjoll

Difficoltà: MEDIO-DIFFICILE – Durata: il nostro giro ha impiegato circa un 5/6 ore

Passata la prima notte a Kerlingarfjoll, il programma è scalare le vette delle montagne ossidianacee, perciò in fila indiana dopo una leggera salita tra i nevai, si può osservare un’area geotermica adiacente e un panorama a 360 gradi di ghiacciai e table mountains. La salita della vetta è impegnativa, tra ghiaccio e neve, ci siamo aiutati con la piccozza, perciò va affrontata lentamente, cercando di non perdere lo slancio. La salita medio-difficile è fattibile anche dai meno esperti, arrivati in vetta si gode di un bel paesaggio.
Successivamente abbiamo scalato le altre due vette  (abbastanza facili e in poco tempo) fino a godere della vista dei 3 ghiacciai Langjokull, Hofsjokull e Vatnajokull. Una breve pausa e si visita l’area geotermica di Kerlingarfoll subito adiacente (in circa un’ora) osservando le varie formazioni di lave alterate e fumarolizzate con i diversi colori.
Rientro nelle nostre splendide casette dai tetti aguzzi e via alla nostra finta seratina giovane.

Ah… dimenticavo di dirvi che in estate in Islanda non c’è mai buio. Le giornate più lunghe sono tra la fine di Giugno e l’inizio di Luglio, la luce è simile a un tramonto verso mezzanotte.

Kerlingarfjoll

GIORNO 3: Hveravellir-Husavik-Godafoss waterfall-Myvatn area

Difficoltà: FACILE

Oggi nessuna escursione, ma visite e un po’ di divertimento. Proseguiamo verso Nord, dopo 2/2.30 ore si arriva ad Akureyri per fare la spesa, fermata di un’oretta ad ammirare le cascate di Godafosse si prosegue per Husavik nella costa Nord, tre ore di whale whatching e nel pomeriggio arriviamo al lago di Myvatn. Il nostro ostello hraunbrun Guest House a Reykjahlid, dove passeremo due notti, è molto bello, attrezzato, comodo ed accogliente.

Godafoss

GIORNO 4: Area di Krafla e Myvatn

Difficoltà: FACILE – Durata: intera giornata.

Partenza da Reykjahlid, trekking prima sul cratere Viti del Krafla (eruzione 1977-1984) con lago al suo interno, giro del cratere, visita dell’area fumarolizzata adiacente e panorama bellissimo sui tablemountains. Nel pomeriggio divertente camminata sul campo lavico di Leirhnjukur, visita al campo geotermico adiacente e possibilità anche di effettuare bagni termali a Jarbodin, ma noi abbiamo percorso una frattura spettacolare, saliti sulla caldea di Hverfjall, goduto di una splendida vista sull’area di Myvatn e ci siamo immersi nel labirinto di lava di Dimmuborgir.

Cratere Viti

GIORNO 5: Dettifoss-herdubreid-caldera di Askja-Holurhaun (er.2014)

Un’ora sull’Holurhaun e 2 orette ad Askja bastano (magari di più ad Askja se si vuole fare un bagno nelle

Askja

acque calde del cratere).

Cascate di Dettifoss

La traversata centrale al ritorno comprende la visita alle cascate di Dettifoss, bellissime e con un unico e ampio salto, dove non si vede il fondo e sono facilmente raggiungibili dalla strada. Dopo 3 ore abbondanti di bus, ci dirigiamo a Herdubreid, considerata la montagna islandese per eccellenza. La giornata continua scalando prima le lave dell’Holurhaun (frattura lineare del Bardarbunga. er. 2014) più a sud/est, accanto ad Askja e alla fine a circa 60 km

Cascate di Dettifoss

di distanza (due ore di strada dall’Herdubreid) la caldera di Askja,  vasta e parzialmente innevata, larga parecchi chilometri con un lago con acque calde al suo interno, ottimo per ammirare il tramonto in maniera rilassante in un clima prettamente artico con 5 gradi fuori e 40 a mollo. A fine giornata (circa le 1.30 di notte) torniamo a Herdubreid al nostro hut a dormire.

 

GIORNO 6: Herdubreid

Difficoltà: FACILE – Durata: 4/5 ore

Panorama ad Herdubreid

Semplicissima escursione fin sotto l’Herdubreid, camminando sulle lave e ammirando paesaggi sabbiosi e alcune formazioni vulcanologiche. Pomeriggio e serata estremamente tranquilli, ammirando il tramonto alle 00.30 circa tra le nuvole nell’orizzonte. Una delle tante giornate molto variabili e ventose.

GIORNO 7: Sprengisandur

Tutta la giornata è stata impiegata per fare gran parte della traversata centrale verso sud, attraverso una zona compresa tra i due ghiacciai del Vatnajokull e Hofsjokull chiamata Sprengisandur, perchè è una vasta distesa di ceneri e roccette di dimensioni sabbiose. La traversata è ancora lunga e sostiamo per la notte in un bivacco per strada: hut of hiking association nella valle di Nyjadalur.

GIORNO 8: Landmannalaugar

La prima parte della giornata è tutta incentrata sul raggiungimento di Landmannalaugar, si tratta di un altro giorno di viaggio. Il nostro rifugio è bellissimo e attrezzato accanto ad un area camping. Si può fare una breve escursione di un’ora per vedere il bagno termale e la grande piana con una bella colata ossidianacea che passa per fiumi, laghi e montagne colorate. In certe zone è anche possibile ammirare aree fumarolizzate, sublimati di zolfo e un insieme di fiumi che si intrecciano nella piana. Nessuna difficoltà da tutti i punti di vista.

GIORNO 9: Landmannalaugar

Difficoltà: MEDIA – Durata: 6/7 ore (anche a seconda della preparazione del gruppo)

Trekking tra le montagne ossidianacee, colorate e innevate, si possono osservare in lontananza il vulcano Hekla e la vetta più alta della zona, il Torfajokull. Il programma prevede salite e discese per queste montagne tra le più famose al mondo, tra le aree fumarolizzate, campi geotermici e vasti nevai. Il trekking è molto bello ma il meteo molto variabile: sole, vento e pioggia. Tornati a valle ci godiamo una bella doccia e una giocata a carte all’esterno del rifugio, sotto il sole. Possibilità di farsi un bagno termale.

Landmannalaugar

GIORNO 10: frattura Eldja’

Difficoltà: FACILE – Durata: 1/2 ore

Da Landmannalaugar, due ore di strada per la frattura di Eldja, un insieme di fratture lineari facenti parte dell’area Est, un rift lungo 18 Km dove è possibile percorrere una parte del tragitto fino ad arrivare ad una fantastica cascata Ofaerufoss waterfall.

In seguito si continua verso Sud, ammirando il ghiacciaio del Myrdalsjokull con il vulcano Katla. Qui si può vedere anche il ghiacciaio dell’Eyjafjallajokull e il suo vulcano Eyjafjoll (eruzione 2010), in un unico complesso con il già citato vulcano Katla. In zona è possibile visitare la costa di Vik, i puffins a Dyrholaey (seguendo un brevissimo percorso sulla costa) e in lontananza si possono osservare le isole Westmann. Sulla strada per Hella (ultimo stop, dove trascorreremo l’ultima notte) consiglio vivamente di fermarsi a Skogafoss, una bellissima cascata con un unico ed ampio salto e Seljalandsfoss. Consiglio anche qualche foto-stop sulla strada per Hella, per fotografare i vulcani Eyjafjoll, Katla, Hekla e le isole Westmann.
La nostra giornata finisce ad Hella in un piccolo ostello lungo il fiume; in zona è possibile visitare ilLava Centre, museo vulcanologico e molti altri musei ricadenti all’interno del Katla Geopark, sia come attrazioni che come centri informazioni.

Cascata Ofaerufoss

Cascata Ofaerufoss

GIORNO 11: Hella-Reykjavik

Purtroppo questo è il nostro ultimo giorno pieno, la mattina sarà dedicata alla capitale a due ore piene da Hella. Si trascorre la mattinata lungo la via principale di Reykjavik, tra bancarelle e negozi di souvenir, visitiamo la bellissima cattedrale che è una meta imperdibile per la sua architettura che diventa sempre più appuntita verso l’alto. A pranzo un bel panino accompagnato dalla famosa birra Viking e nel pomeriggio una bella nuotata nella piscina comunale (si consiglia Blue Lagoon più a sud, nella penisola di Reykjanes verso l’aeroporto di Keflavik).

Prima del ritorno in aeroporto, cena in un ristorante tipico e poi il bus di ritorno in modo di essere a keflavik per il volo notturno. Dopo circa tre quarti d’ora si arriva all’aeroporto di Keflavik e purtroppo dobbiamo salutare l’ultimo tramonto islandese dopo un commuovente discorso finale da parte dei viaggiatori.

Seljalandsfoss

Seljalandsfoss

 

Cattedrale di Cristo Re, Reykjavik

Questo viaggio richiede grande spirito di adattamento da parte di tutti per poter vivere appieno tutti gli aspetti di questo paese.
Essendo un viaggio avventuroso, bisogna pianificarlo ma allo stesso tempo partire con la consapevolezza che non si sa bene quello che si troverà: dal meteo al dove e se dormirete.
Importante per la traversata centrale è fare la spesa per almeno due volte: ognuna con riserve per 3/4 giorni, una a Reykjavik per l’inizio della traversata e un’altra ad Akureyri (costa Nord) per la seconda parte della traversata, oppure anche a Reykjahlid (ci sono un paio di supermercati, ma ho letto che BONUS è il più economico perché i prezzi in Islanda sono davvero alti).
Che tu ci vada in Jeep, mountain bike (più divertente secondo me), bus o quant’altro, ci si deve sapere adattare al massimo e vivere quei giorni in maniera molto selvaggia. Questo viaggio non è adatto a tutti ma insegna proprio come vivere l’isola. Il prossimo viaggio in Islanda ho deciso di farlo sostando in tenda, ancora più selvaggio e avventuroso. Auguro a tutti di fare questo tipo di avventure perchè ne vale la pena sotto tutti i punti di vista.
Quanto scritto sopra è l’itinerario che ho fatto con il mio gruppo di colleghi e i nostri professori, si propone come una guida da poter seguire con una serie di consigli su dove andare, per chiunque voglia intraprendere un viaggio in questi posti meravigliosi.

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

 




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Sebbene quel giorno del 30 luglio, facesse molto caldo in tutta l’area etnea, ho deciso insieme ad alcuni amici di proporre un itinerario di scalata dalle pendici del monte Etna (partendo da quota 1700 m circa), arrivando fino ai crateri sommitali (3300 m) e chiudendo un gran bel percorso ad anello attraversando bivacchi, colate antiche e recenti, coni spenti, lunghe distese di lava, sabbioni e aree fumaroliche. Il tutto accompagnato da una splendida vista del paesaggio circostante da 2000 m in su. L’itinerario che ho proposto è poi seguito in due giorni. Fu molto bello, ricco, interessante ma anche se vogliamo, pesante con un finale: una bella birra in mano al rifugio Sapienza.

 

GIORNO 1: Catania – bivacco Galvarina 1800 m

CENTRALE DI DEGASSAZIONE

centrale di degassazione

Prendiamo il bus che da Catania ci porta sotto il rifugio Sapienza a quota 1700 m e una volta scesi dal bus ci avviamo a piedi verso il bivacco dove passeremo la notte percorrendo un sentiero che attraversa numerose colate, boschi di faggi e pini con varietà endemiche dell’Etna e camminiamo all’ombra. Proseguiamo per il percorso e tra un discorso e l’altro osserviamo vari bivacchi, rifugi, hotel immersi nei boschi, giardinetti e immensi prati. Da qui, nelle zone meno boscose si osserva anche in certi scorci l’Etna e il suo pennacchio fumante.

Proseguendo con un paio di ore di cammino passiamo da panorami che ci permettono di vedere alcuni paesi pedemontani del lato occidentale a panorami con fitta vegetazione, nel frattempo si può osservare con l’occasione delle giornate più chiare e limpide, anche le Madonie, la Sicilia Centrale e se si è fortunati anche le Isole Eolie.

Arrivati al rifugio, chiamato Galvarina, apriamo le porte e posiamo zaini e tutto ciò a terra, sistemiamo, puliamo il rifugio e usciamo i panini per pranzare. Una bella “panzata” di sonno post pranzo e per passare il pomeriggio decido di fare una esplorazione della zona anche per non fare troppo tardi e accendere il fuoco per la notte.

Ci aggiriamo per la zona (io ne approfitto per far foto e raccogliere campioni di rocce) ed esplorando un’area bella larga, ma sempre senza particolari difficoltà, comincia a farsi tardi e rientriamo alla base. In bivacco, ci accingiamo a raccogliere legna e nel tardo pomeriggio mentre sistemiamo cena e fuoco arrivano un gruppo di 20 ciclisti e 2 famiglie e con loro condivideremo il bivacco e tutto il resto.

La sera, insieme a tutte queste persone, è stato molto divertente, all’insegna dei giochi, canti e balli tutto intorno al fuoco all’interno del bivacco, una cosa veramente bella, stupenda… Non saprei perché è stata una serata così bella, forse lo spirito di gruppo e della condivisione?

Nel frattempo tra loro persone meno informate sulla storia vulcanologica e culturale dell’Etna, ne approfitto per raccontare di viaggi ed esperienze anche a carattere scientifico oltre che le mie esperienze col club alpino e qualcuno si interessa a tal punto di voler organizzare qualche escursione in futuro.

Tra giochi, racconti e il resto, arriva la mezzanotte e si va a dormire, il giorno dopo si prevede molto intenso e faticoso

complesso del sud est con sullo sfondo la zona di torre del filosofo (2900 m) e in secondo piano la piana di catania

complesso del sud est con sullo sfondo la zona di torre del filosofo (2900 m) e in secondo piano la piana di catania

GIORNO 2: bivacco Galvarina 1800 m, Cratere centrale 3300 m e piano Vetore 1700 m

Ore 6.30 sveglia, una colazione veloce giusto per reintegrare qualcosa e si parte. Proseguiamo per 1,5 Km verso Sud per andare a prendere il sentiero CAI che ci porterà al cratere. Imboccandolo si passa prima da vallate scavate da torrenti occasionali a fitte zone alberate con colate antiche e recenti: alte, ampie e spesso difficili da attraversare. Più su, a circa 2700 m, passiamo ad una zona con astragalo etneo che cresce ben saldo sui sabbioni e un miliardo di grilli che saltellano dappertutto che ci disturbano molto insieme al caldo afoso che ci accompagna ormai da due giorni. Facciamo una breve sosta su un costone, io mangio frutta per dissetarmi e il mio collega mangia tutte quelle merendine della decathlon. Il sole cocente più il vento ci costringono ad accorciare i tempi della pausa, io già arrostito e stanco mi rimetto lo zaino in spalla e risaliamo.

Percorriamo un canalone sabbioso in salita (cosa da pazzi) e costeggiamo la colata più recente dell’inverno scorso. Salendo con tanta fatica arriviamo a dover oltrepassare la colata per raggiungere un nostro amico e il sentiero che ci porterà sul tetto della Sicilia. Oltrepassare quella colata significava avere un buon equilibrio sui massi metrici incoerenti e soggetti a continue ricadute; spostarsi spesso con un solo piede per centinaia di metri e a fatica arrampicarsi per diversi metri lungo le vallate che si trovavano… Alla fine siamo riusciti a passare nell’altra sponda e proseguire così verso il cratere centrale.

Ultima sosta alla base del Cratere, per dissetarci e alle 14.30 comincia l’ascesa agli ultimi 300 m in salita per arrivare al top. Proseguendo lungo la salita a passo lento e costante, scen

dono verso la nostra direzione guide e turisti al seguito, dialoghiamo un attimo sul motivo del nostro allenamento alla montagna e continuiamo a salire finché alle 15 arriviamo tutti insieme sull’orlo di uno dei crateri centrali del vulcano, tra sublimai di zolfo e calcio, fino al rosso del ferro. Qui tra complimenti e festeggiamenti, ci facciamo una bella passeggiata tra Voragine e Bocca Nuova, i due crateri immediatamente davanti e in più la vista su un altro cratere che degassava parecchio. Ci facciamo foto, discutiamo e mangiamo qualche snack, lassù in quel lasso di tempo di mezz’ora, non era passato più nessuno e quindi noi ci siamo goduti al massimo quel momento.

 

Abbiamo apprezzato tutti i cambiamenti che aveva subito il cratere nel corso del tempo dopo le recenti attività, abbiamo pranzato e passeggiato per un centinaio di metri ma sole, vento e puzza di zolfo, che arrivava dalle fumarole, ci costringeva a stringere i tempi e a proteggerci bene il viso.

Continuando la passeggiata, siamo passati dal cratere di sud/est (l’ultimo) e con calma abbiamo fantasticato sulla nostra volontà e sulla folle speranza che avvenisse una eruzione in quel momento, da quel cono distante da noi meno di 100 m. Una idea semplicemente pazza!

Così fatte quasi le 16 cominciamo a scendere giù per i canaloni sabbiosi (le mie scarpe strappate al massimo!), rifacciamo un pezzo del percorso dell’andata solo che dopo l’attraversamento della colata più vicina, deviamo per la zona Montagnola – crateri 2001, imbocchiamo stanchi e soddisfatti l’ultimo canalone fino a raggiungere, dopo la bellezza di circa 3 ore, il rifugio Sapienza.

È ormai pomeriggio inoltrato e alle 19 arriviamo in macchina ammirando alle nostre spalle l’intensa degassazione, ci salutiamo e prendiamo la strada di casa.

Si è trattato dell’escursione più bella, paesaggisticamente parlando, passando come detto prima da una vegetazione varia, ampia e rigogliosa a a paesaggi geologici-vulcanologici eccezionali in circa 10 ore di trekking. Alla fine abbiamo totalizzato la bellezza di circa 1600 m di dislivello tutto in salita.

 

Gran bella escursione, gran bella giornata!

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

Per raggiungere l’Etna si può usare anche il pullman della compagnia AST,  sul sito (http://www.aziendasicilianatrasporti.it) si può effettuare una ricerca, ma l’orario generalmente é:

Partenza da Catania: ore 8:15 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

Partenza dall’Etna: ore 16:30 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

 

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Forse una delle circostanze in cui ammirare lo splendore della natura come il rosso della colata e il nero della notte che si contrastano a vicenda per dare spettacolo a migliaia di turisti è andare su un vulcano attivo. Parlo della colata del primo aprile 2017 che fuoriuscendo da una frattura sotto i crateri centrali dell’Etna a quota circa 3050, si riversò a valle scendendo dolcemente fino ad arrivare alla stazione della funivia.

Quella notte stavo salendo per la miliardesima volta sull’Etna, dopo un pomeriggio passato a osservare le telecamere termiche in montagna, e parcheggiando la macchina al Rifugio Sapienza (Etna Sud) con un mio collega, ci incamminammo verso le quote sommitali nel bel mezzo della notte, al chiaro di luna. Dopo 3 ore di salita intercettiamo la colata e ci arrampichiamo tra le rocce per raggiungere il fronte.

Una volta arrivati, dopo averla guardata in tutto il suo splendore e ammirata nel silenzio, abbiamo deciso prima di sederci e consumare un panino e dopo abbiamo cominciato a contornarla tutta per fotografarla, partendo dal suo punto più basso dove abbiamo visto più volte come avanzava e il rumore che faceva mentre andava giù, poi piano piano decidiamo di continuare a salire e ci avventuriamo a 2 metri dalla colata dove le parti marginali sono ancora più o meno calde. Il rossore e calore che questa emanava era sempre più forte; continuando a salire notiamo come la colata diventava sempre più “infernale”.

Purtroppo in cima non ci siamo arrivati per via dell’orario ma abbiamo appurato che l’attività effusiva sarebbe continuata ancora qualche giorno, forse con minore intensità ma sarebbe continuata, quindi decidiamo di scendere verso il Rifugio Sapienza costeggiando ancora la colata. A guardarla dal basso verso l’alto si notava proprio come fluiva e come le parti esterne erano sempre più scure per via del raffreddamento, mentre le parti interne ancora calde si spostavano molto velocemente e donavano un rossore che miscelato col nero della notte davano un tocco tipicamente “vulcanico” ma fuori dal normale, qualcosa di veramente impossibile da descrivere.

Man mano che scendiamo lungo le ripide discese ci allontaniamo dalla colata (anche per via dell’orario) e ci dirigiamo verso la macchina. Il tempo sembra passare velocemente, ed in effetti è così. Quando arriviamo in macchina tra me e il mio collega, accendendo il motore della sua macchina, ci promettiamo di ritornare la sera successiva, perché ammirare la colata al tramonto e durante le prime ore della sera, è qualcosa di indescrivibile!

Articolo scritto da Giuseppe Marsala 

 

Per raggiungere l’Etna si può usare anche il pullman della compagnia AST,  sul sito (http://www.aziendasicilianatrasporti.it) si può effettuare una ricerca, ma l’orario generalmente é:

Partenza da Catania: ore 8:15 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

Partenza dall’Etna: ore 16:30 (tutti i giorni esclusi alcuni festivi come Natale e Capodanno)

 



 

 

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La Val Venosta,  si estende da Naturno presso Merano fino al Passo Resia, nei suoi 80 chilometri di lunghezza, offre paesaggi che vanno dai meleti fino ai ghiacciai in alta quota.

Oltre i meravigliosi panorami non mancano le attrazioni artistico religiose.  Tra le tante spicca l’Abbazia di Monte Maria, che si trova su una montagna appena sopra Burgusio, un paesino presso Malles oltre 1262 metri di altitudine.

Il paese è ricco di monumenti,  affreschi e scalinate ma è il Monastero ad attrarre maggiormente turisti e visitatori, nell’incantevole interno si respirare un atmosfera spirituale in un contesto paesaggistico a dir poco straordinario. l’abbazia benedettina è la più alta d’Europa, che si erge a quota 1335 metri.




L’Abbazia di Monte Maria è stata Fondata nel XII secolo dai nobili von Tarasp, a tutt’oggi continua a svolgere  il ruolo di centro religioso oltre che culturale della regione grazie al museo e alla cripta che, con i suo affreschi, conserva una delle maggiori testimonianze di arte romanica di tutto l’arco alpino.

La chiesa monastica barocca è l’unico esempio di basilica a tre navate colonnate della Val Venosta, la cripta, consacrata nel 1156, è la parte più antica del convento.

Vicino l’Abbazia c’è , la piccola chiesa di Santo Stefano, che risale all’XI secolo. E’ stata costruita su un edificio  precedente, durante alcuni scavi archeologici, sono state rinvenute alcune tombe dove all’interno si trovavano  gioielli longobardi, che ad oggi si possono  ammirare presso il Museo Archeologico di Bolzano.

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The Friendly Swede Kit di Sopravvivenza Multiuso con 20 Accessori Inclusi fra cui Coperta Isotermica e Sega a Filo Avvolti in Corda Multifunzione 4-in-1 da 250 kg (550 lb) – GARANZIA A VITA

20 diversi accessori da usare in diverse situazioni: 1. Piombi 2. Esca da pesca 3. Ago 4. Esca per fuoco 5. Perni 6. Ami e Lenza da pesca corta 7. Coltellino ad anello 8. Foglio d’alluminio 9. Pietra focaia 10. Galleggianti 11. Fil di ferro 12. Sega a cavo 13. Coperta d’emergenza 14 Fischietto 15. Bussola 16. Corda di Sopravvivenza 17. Moschettone 18. Spille da balia 19. Lenza da pesca extra lunga 20. Sacchetto di plastica con zip.

8 METRI DI CORDA DI SOPRAVVIVENZA: Gli accessori sono avvolti in una corda in Paracord della lunghezza di 8 metri. La corda è composta da CAVO DI RAME 30AWG, LENZA DA PESCA (punto di rottura 12 kg), FILO DI IUTA IMPERMEABILE e 7 FILI IN CORDA NORMALE. Questa fune di sopravvivenza multiuso è ultraresistente e l’ideale se dovete accendere un fuoco, procurarvi del cibo o costruire un riparo.

FISCHIETTO E BUSSOLA: Ci sono due oggetti che potete utilizzare senza disfare il kit accessoriato, in quanto si trovano all’esterno di esso: il fischietto e la bussola. Il fischietto da campeggio è perfetto se volete far sapere agli altri dove vi trovate e la bussola sarà un’ottima alleata per riuscire ad orientarvi.

Questo articolo potrebbe essere molto utile per coloro a cui piace la montagna e le lunghe passeggiate in campagna.

 

 

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La Val di Sole Confina con il Gruppo dell’Ortles verso nord, il Passo Tonale verso est e la catena montana dell’Adamello-Dolomiti di Brenta verso sud, è la più estesa ramificazione della Val di Non, nel Trentino nord-occidentale

Si sviluppa lungo il fiume Noce fino al lago artificiale di Santa Giustina presso Cles, ed è servita, fino al suo capoluogo Malè, dalla ferrovia della Val di Non, recentemente prolungata fino al comprensorio sciistico di Marilleva.

Il fondovalle sale dai 700 m di Malè fino ai 1.200 m di Vermiglio,  le montagne che lo circondano vi sono tante punte oltre i 3.500 metri, tra cui il Cevedale e la Punta di San Matteo nel Parco Nazionale dello Stelvio, il Crozzon di Lares ed il Monte Carè Alto nel Gruppo dell’Adamello.

Le acque minerali delle sorgenti di Pejo e di Rabbi, per la loro qualità terapeutica, hanno dato vita a centri termali.

Il versante trentino del Parco Nazionale dello Stelvio è inoltre un’importante riserva naturale per le specie faunistiche e floristiche dell’arco alpino.

Per  chi ama gli sport invernali, gli impianti di Skirama Dolomiti Adamello Brenta che portano nomi come Folgarida-Marilleva, Pejo e Passo Tonale.

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Persino sotto un’abbondante nevicata, a Pré-Saint-Didier ci si può rilassare anche all’aperto, in una cornice naturale di grande bellezza. Il giardino delle terme, infatti, offre tre piscine termali esterne e saune ricavate in baite di legno, con vetrate panoramiche sulla catena del Monte Bianco.

Le sorgenti naturali di Pré-Saint-Didier sgorgano in una grotta alla base della Cascata dell’Orrido, nei pressi dello stabilimento termale.

All’interno, il percorso benessere comprende vasche idromassaggio, vasche relax con musica subacquea, cascate tonificanti e servizi termali innovativi, saune a tema in chalet di legno, bagni di vapore aromatizzati, area fanghi, sale di cromoterapia e di aromaterapia, sale relax panoramiche.

Esperti terapisti praticano massaggi rilassanti e tonificanti su tutto il corpo.

Durante la giornata, il Maestro del benessere propone agli ospiti tecniche di rilassamento, esercizi e trattamenti per il corpo nelle saune, maschere di bellezza e peeling aromatizzati nel bagno vapore.

Lo stabilimento termale risale al 1834 e l’edificio che ospitava il Casinò al 1888. Per oltre 150 anni le terme furono uno dei principali centri di attrazione della Valle d’Aosta, ospitarono personaggi illustri e divennero il luogo di villeggiatura preferito dalla famiglia reale italiana.

lo stabilimento termale di Pré-Saint-Didier è stato completamente restaurato dopo oltre 30 anni di chiusura, tornando al suo antico splendore e conservando l’architettura dell’epoca.

SITO TERME DI PRE’ SAINT DIDIER 

 



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